NICOLA PALMA
Cronaca

La Nord contro l’ex capo: "Beretta, sei un infame"

Lo striscione all’esterno di San Siro firmato "Secondo anello verde 1969". Il killer di Bellocco ha deciso di svelare gli affari della tifoseria organizzata.

Lo striscione contro Beretta comparso venerdì sera davanti allo stadio Meazza

Lo striscione contro Beretta comparso venerdì sera davanti allo stadio Meazza

"La tua infamità non appartiene alla nostra mentalità". Firmato: secondo anello verde 1969. Non avrebbero potuto essere più chiari i nuovi vertici della Curva Nord nel messaggio che pare proprio indirizzato all’ex sodale Andrea Beretta, che nei giorni scorsi ha deciso di avviare un percorso di collaborazione con la giustizia, accettando di parlare con i magistrati della Dda e di rivelare tutto quello che sa sui traffici occulti del tifo organizzato di fede interista. Nel testo dello striscione, comparso venerdì sera davanti agli ingressi dello stadio Meazza, non si fa cenno al nome di “Berro”, per anni leader indiscusso della Nord, ma è fin troppo evidente il destinatario: la parola “infame” etichetta chi ha deciso di “tradire” la figura da duro e puro e di passare dall’altra parte, rompendo un patto di sangue per la vita.

Dopo gli arresti dell’inchiesta Doppia Curva della Squadra mobile, che ha di fatto azzerato il direttivo della Nord, al vertice sono risaliti vecchi capi non direttamente coinvolti nelle indagini. Il divieto imposto dalla Questura di rinunciare alla “pezza” del triumvirato Bellocco-Beretta-Ferdico "Curva Nord Milano 1969" – che per forze dell’ordine e inquirenti non poteva essere più associata a un gruppo di tifosi ma a un’associazione a delinquere che avrebbe pure favorito una ‘ndrina – ha portato anche a cambiare lo slogan di riconoscimento in "Dal 1969... uniti, fieri e mai domi".

Le vecchie abitudini, però, sono dure a morire. E il messaggio dell’altra sera è forse diretto anche ad altri interlocutori (la famiglia Bellocco?), per far capire loro che chi governa oggi la Nord non ha nulla a che vedere con Beretta “l’infame”. Il quarantanovenne, arrestato il 4 settembre per l’omicidio del rampollo di ’ndrangheta e tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare che ha decapitato i vertici di Nord e Sud, ha deciso dopo due mesi dietro le sbarre di collaborare con la Procura, ha cambiato avvocato ed è stato trasferito da San Vittore in un altro istituto penitenziario del Centro Italia. Pronto a raccontare tutto quello che sa sull’omicidio dello “Zio” Vittorio Boiocchi e sugli affari sporchi che per decenni hanno contaminato gli spalti del Meazza.