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18 mag 2022

"La casa è andata a fuoco, ora viviamo in cortile" La famiglia ucraina ha perso tutto e lancia un appello

18 mag 2022
La famiglia ucraina a cui si è bruciata la casa in via San Remigio vive in cortile
La famiglia ucraina a cui si è bruciata la casa in via San Remigio vive in cortile
La famiglia ucraina a cui si è bruciata la casa in via San Remigio vive in cortile
La famiglia ucraina a cui si è bruciata la casa in via San Remigio vive in cortile
La famiglia ucraina a cui si è bruciata la casa in via San Remigio vive in cortile
La famiglia ucraina a cui si è bruciata la casa in via San Remigio vive in cortile

Hanno perso tutto nell’incendio dell’appartamento di via San Remigio, a Vimodrone, giovedì scorso. E da allora la famiglia ucraina al centro del caso vive in cortile. "Dormiamo all’aperto, andiamo al bagno al bar e facciamo la doccia con le bottiglie d’acqua". "Abbiamo chiesto aiuto al Comune, ma non siamo arrivati a una soluzione". Victoria Kovalchyk, 45 anni, è una donna forte. Ne ha passate tante, ma quando ha visto la madre e la suocera profuga, 65 e 73 anni, accampate per strada, è crollata.

"Chiediamo solo un po’ di dignità. Le istituzioni dovrebbero intervenire davanti a difficoltà così grosse, quando va tutto bene non serve". Solo due giorni fa ha potuto avvicinarsi all’appartamento in centro dove viveva con il marito Vitaliy, le nonne, e due dei loro tre figli, di 14 e 7 anni, il maggiore, 25, vie per contro proprio. Anche se quando è scoppiato il rogo era qui, insieme al papà, alle anziane e al loro cagnolino.

A salvare tutti è stato il 25enne Lamine Gaye, il senegalese arrivato su un gommone e cresciuto a Kayros, la comunità di don Claudio Burgio. "Senza di lui non saremmo qui. Per noi è un eroe. Ma non abbiamo più niente e i ragazzi dopo tutto quel che è successo hanno bisogno d tornare alla normalità. Chiediamo solo di darci una mano a riconquistarla".

Residente in città da quasi 20 anni, la coppia è andata subito in Municipio. "Ci hanno proposto un albergo, ma non possiamo permettercelo". I figli sono stati ospitati da parenti, "siamo separati, una ferita nella ferita". In casa non si è salvato quasi niente, le fiamme "si sono portate via tutta la nostra vita". Il primo cittadino Dario Veneroni incontrerà la famiglia ucraina domani.

"Abbiamo fatto tutto quel potevamo nel rispetto delle regole - dice -. La signora scappata dal conflitto non era stata regolarizzata al Consolato e perciò finora non ha percepito l’indennità di 300 euro stabilita dal governo per i rifugiati. I servizi sociali stanno cercando un’abitazione adatta, quelle del Comune sono tutte assegnate, abbiamo proposto di accollarci la cauzione e parte dell’affitto, ma finora i Kovalchyk hanno rifiutato ogni soluzione, compreso un alloggio in una struttura per le nonne". "Non era adatta - spiega Victoria - e noi non possiamo più sparpagliarci: non è giusto".

Barbara Calderola

© Riproduzione riservata

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