Expo, degustazione di insetti (Ansa)
Expo, degustazione di insetti (Ansa)

Milano, 14 luglio 2017 - Correva l’anno 2015. All’Expo di Milano cadeva un muro, tutt’altro che piccolo. Mangiare insetti in Italia non era più tabù. Una pratica normalmente vietata, nonostante il capoluogo lombardo per sei mesi fosse diventato l’ombelico gastronomico del mondo. I primi insetti erano arrivati in innocue scatolette simili a quelle del tonno e furono trasferiti in gran carriera sotto chiave dall’Asl, che oggi ancora li conserva in una sorta di raccolta di mirabilia. Ci erano voluti quasi sei mesi per ottenere i permessi per una degustazione. Blindatissima. Ma un segno: l’incantesimo era rotto. Due anni dopo l’Italia si appresta all’entrata in vigore del regolamento europeo sul novel food, il cibo nuovo o insolito. Tra cui gli insetti. Dal primo gennaio a un prodotto alimentare «nuovo» in Europa basterà ottenere una sola autorizzazione per poter essere venduto in tutti i 28 Paesi. Quindi anche in Italia.

La Società Umanitaria si è posta una domanda: i consumatori italiani sono pronti? L’ente di via Daverio a Milano è in prima linea nella promozione degli insetti commestibili, tanto che nel 2015 allestì la mostra in Expo con le famose scatolette e la degustazione. L’obiettivo è far comprendere che in un mondo sempre più popolato e dove sempre meno spazio è disponibile per coltivare cibo, servono soluzioni. E gli insetti, con la loro carica di proteine, sono una risposta approvata dalla scienza. Per questo Umanitaria, con il suo Centro studi per lo sviluppo sostenibile (Css), ha promosso un sondaggio per capire se gli italiani siano disponibili al libero di commercio di insetti e al loro consumo.

Nel primo caso, i 500 intervistati si sono dimostrati illuminati: più del 47% di loro ha detto sì. Percentuale più alta tra i giovani, tra chi mangia etnico, tra chi è attento all’ambiente e tra gli uomini. Quando si tratta di mangiare i medesimi insetti, la percentuale di no aumenta ma un 28% si dichiara disponibile. Anche in questo caso giovani, viaggiatori, amanti dell’etnico, uomini e ambientalisti sono più favorevoli. Se fossero formiche, le mangerebbero così come le vedono, anche se non pochi apprezzano l’idea di mangiare insetti camuffati. «Questi dati dimostrano una disponibilità maggiore di quanto ci aspettassimo – commenta Andrea Mascaretti, presidente del Css -. L’Italia deve porsi come produttore di qualità». Società Umanitaria sta valutando l’idea di un suo allevamento sperimentale di insetti commestibili e sta preparando un libro di ricette.