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30 lug 2022
dimarianna vazzana
Cronaca
30 lug 2022

"Impossibile parlare con questi ragazzi"

Il parroco di San Giuseppe Calasanzio a San Siro: "Per includere tutti serve una rete di professionisti. Chi vuol creare problemi resta fuori"

30 lug 2022
dimarianna vazzana
Cronaca
Padre Claudio Marinucci durante il tradizionale incontro con i cresimandi
Padre Claudio Marinucci durante il tradizionale incontro con i cresimandi
Padre Claudio Marinucci durante il tradizionale incontro con i cresimandi
Padre Claudio Marinucci durante il tradizionale incontro con i cresimandi
Padre Claudio Marinucci durante il tradizionale incontro con i cresimandi
Padre Claudio Marinucci durante il tradizionale incontro con i cresimandi

di Marianna Vazzana

"Siamo al confine con la zona calda ma la pesantezza del contesto ci sfiora fino a un certo punto: i ragazzi che vorrebbero creare problemi si affacciano nel nostro oratorio ma poi vanno via. Parlo di adolescenti che neppure hanno frequentato il catechismo da piccoli. Con cui, purtroppo, non c’è mai stato un punto di contatto". Lo spiega padre Claudio Marinucci, 71 anni, da 7 nel quartiere di San Siro, parroco di San Giuseppe Calasanzio di via Don Gnocchi. "Per i giovani che “si perdono” ci vorrebbero educatori di strada, una rete che agisca coinvolgendo le famiglie di questi stessi ragazzi: occorre intervenire su più fronti. Noi non abbiamo personale sufficiente né sufficientemente preparato. I genitori stessi, spesso immigrati, non sanno come agire. Il primo problema è l’abbandono scolastico". Che in un quartiere di periferia difficile come San Siro rappresenta quasi sempre il primo passo verso la criminalità di strada. Alla ricerca di soldi facili con spaccio e rapine. Che sfocia pure in rivalità tra bande che si fronteggiano anche sul terreno della trap.

Vi è mai capitato di dover chiudere l’oratorio, come accaduto in altri quartieri, perché la situazione era ingestibile?

"No, fortunatamente. Ci sono stati degli episodi, per esempio delle liti che sarebbero potute degenerare, ma siamo sempre intervenuti in tempo. L’oratorio è frequentato in media da una quarantina di ragazzi ogni giorno. Adesso circa 300 hanno partecipato alle attività estive, a rotazione, a Balme, nelle Valli di Lanzo, in provincia di Torino, in una nostra struttura. Per arrivare a coinvolgere tutti serve un lavoro costante, sul territorio, portato avanti da professionisti. I nostri volontari sono a disposizione ma arrivano fino a un certo punto. Tra le attività pomeridiane c’è il doposcuola per i bambini delle elementari, inclusivo, come lo è l’oratorio. Ma i problemi arrivano dalla preadolescenza in poi. Già i “nostri“ ragazzi si dimezzano, dopo la Cresima. E i giovani delle cosiddette bande (moltissimi immigrati di seconda generazione, ndr) generalmente non partecipano neppure al catechismo. Non è possibile quindi neppure agganciarli da piccoli".

L’oratorio è aperto a tutti?

"L’ingresso è libero ma “controllato”: vogliamo evitare che l’ambiente diventi malsano, anche perché il rischio è che i genitori degli altri ragazzi non mandino più i loro figli. Facciamo quello che possiamo".

Ci sono genitori che non mandano i figli in oratorio?

"Sì. Alcuni non li mandano perché temono il contesto circostante. Ma la maggioranza lascia che i propri figli partecipino alle attività, sapendo che l’ambiente è monitorato".

Cosa pensa del progetto di riqualificazione dell’ex mercato comunale di piazzale Selinunte, che sarà un polo di aggregazione e socialità? Potrà servire a migliorare la situazione?

"Io penso che tutte le attività per i giovani, soprattutto in questo contesto, siano positive. Dal mio punto di vista ci vogliono attività specifiche, con professionisti, che sappiano cogliere i disagi e accompagnare i singoli nel loro percorso di crescita. Difficile cambiare strada, ma non impossibile".

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