Il residence sociale senza corrente. La proprietà: "È stato un errore"

Via Val Formazza, in subbuglio gli occupanti di “Aldo dice“ tra cui famiglie con bambini già accolte in viale Ortles

Il residence sociale senza corrente. La proprietà: "È stato un errore"

Il residence sociale senza corrente. La proprietà: "È stato un errore"

“Aldo dice 26X1“, conosciuto come il residence sociale degli sfrattati perché punto di riferimento di chi non ha più una casa, è senza corrente elettrica da giovedì. "L’impianto è stato staccato. Siamo al buio e al gelo", hanno comunicato ieri gli occupanti della torre di 15 piani di via Val Formazza 10, a un passo da via Stephenson, di proprietà UnipolSai. Non c’è un censimento preciso ma, in base alle stime, nel grattacielo vivono circa venti famiglie, di cui quattro con bambini, più adulti soli e in difficoltà tra cui due settantenni. Ieri l’Amministrazione comunale ha offerto una sistemazione alle famiglie con minori a Casa Jannacci di viale Ortles mentre gli adulti sono stati invitati a recarsi al Centro Sammartini. Ma, colpo di scena, quello che si immaginava essere un “distacco“ voluto dalla proprietà, per rientrare in possesso del grattacielo occupato da 5 anni, è stato in realtà frutto di errore. Lo scrive UnipolSai rispondendo al Giorno: "Abbiamo fatto alcuni lavori interni e il nostro tecnico, per errore, non sapendo che alla nostra cabina erano attaccati i residenti di via Val Formazza 10, ha chiesto all’Enel di staccare la corrente. Trattandosi di un errore, se il prefetto o il Comune che si stanno occupando della questione chiederanno all’Aem di riattaccarla d’urgenza, UnipolSai non avrà nulla in contrario, riprenderà a farsi carico delle bollette". Quanto al futuro del sito, "c’è un masterplan per lo sviluppo di quell’area, è in corso l’iter urbanistico".

La torre, eredità Ligresti, era vuota quando “Aldo dice“ (nome che richiama la frase in codice del giorno della Liberazione) l’ha riempita a settembre 2018, occupandola abusivamente, sì, ma per dare una casa a chi era rimasto nel limbo tra lo sfratto esecutivo e l’assegnazione di un alloggio popolare. Un progetto partito già nella primavera del 2014 nel palazzo ex Alitalia di Sesto San Giovanni grazie al collettivo Clochard alla riscossa con il supporto del sindacato Unione Inquilini e del comitato Diritto alla casa, e che negli anni ha traslocato in più sedi, tra cui un palazzone di via Oglio in zona Corvetto, fino ad approdare in via Val Formazza. Un punto fisso per le persone in difficoltà anche negli anni della pandemia. "In quasi dieci anni – spiega Laura Boy, coordinatrice del progetto – abbiamo accolto migliaia di persone, che qui restano finché non trovano una soluzione abitativa stabile. Il ricambio è continuo". Quando giovedì gli abitanti hanno comunicato di essere rimasti senza corrente, sul posto sono intervenuti rappresentanti di Unione Inquilini, il vicepresidente del Municipio 8 Fabio Galesi e il consigliere comunale Alessandro Giungi. "Questo pomeriggio (ieri per chi legge, ndr) – spiega Bruno Cattoli, segretario Unione Inquilini Milano – ci siamo confrontati con il Comune per trovare una sistemazione alle famiglie". Pensando che il progetto di “Aldo dice“ fosse ormai arrivato al capolinea. E invece la risposta di UnipolSai riaccende le speranze. Ora, "se il distacco non è voluto ma è stato un errore, si rimedi", conclude Cattoli.

Nel frattempo, le famiglie che sono state accolte dal Comune a Casa Jannacci, aggiunge Galesi, "inizieranno un percorso con i Servizi sociali per arrivare a soluzioni abitative stabili". Tra gli adulti soli, alcuni hanno chiesto aiuto in via Sammartini e altri sono rimasti nel residence. "Anche se è dura. Oltre a stare al freddo perché non possiamo alimentare le stufette e a non avere luce, non possiamo neppure ricaricare i telefonini. Io ho 77 anni – racconta Elide – e sono rimasta senza casa un anno e mezzo fa. Prendo la pensione minima, non posso permettermi un affitto a prezzo di mercato e sono in attesa di casa popolare".

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