Il fine vita in Regione. Serve un doppio esame. E la destra vuole evitare la commissione Sanità

Riflessione in corso tra i partiti di maggioranza in Consiglio regionale: l’affidamento esclusivo agli Affari Istituzionali potrebbe non bastare possibile si scelga l’assise sul Sociale, dove il voto è più controllabile.

Il fine vita in Regione. Serve un doppio esame. E la destra vuole evitare la commissione Sanità

Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, tra i promotori del testo

Anastasio

Una sola Commissione non basta. Ma la seconda deve essere scelta con cura per evitare sorprese. Detto altrimenti: meglio evitare la commissione Sanità, meglio optare per la commissione Sostenibilità sociale e Famiglia. Nulla di ufficiale ancora. Il nodo sarà sciolto solo settimana prossima, quella in arrivo. Ma, detta in sintesi, è questa la riflessione in corso al Pirellone, nel centrodestra lombardo e, in particolare, nel primo partito di maggioranza in Regione: Fratelli d’Italia. Questo lo scenario che potrebbe prendere quota nei prossimi giorni.

Il riferimento è alle commissioni alle quali assegnare la proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita, quella promossa con ottomila firme dal Comitato Liberi Subito, guidato dall’associazione Luca Coscioni. Un tema che proprio in questi giorni è stato affrontato anche in un incontro interno al gruppo dei meloniani in Regione. Come già riportato, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ha scelto di assegnarne la discussione alla Commissione Affari Istituzionali, quella presieduta da Matteo Forte, un ciellino doc entrato nella squadra di Fratelli d’Italia. Coerentemente al suo orientamento, Forte ritiene sia meglio stoppare la proposta di legge già in commissione, evitando che approdi in Consiglio regionale. E la scelta della sua commissione è funzionale a questo disegno. Il punto è, però, che il dibattito non può esaurirsi né sull’ammissibilità del fine vita (tema che si dovrebbe considerare superato una volta ottenuto il sì unanime dell’Ufficio di presidenza) né nella commissione Affari Istituzionali. Come anticipato, serve una seconda commissione. Lo stesso Forte, secondo le indiscrezioni che circolano al Pirellone, vorrebbe evitare di restare col classico cerino in mano, vorrebbe evitare di dover far da solo. Ma, al di là di questo, la proposta di legge chiede che si affrontino i tempi e le procedure con le quali rendere esigibile il diritto al suicidio medicalmente assistito così come definito e disciplinato dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2019.

Nel dettaglio, nel pronunciamento della Consulta viene stabilito che devono essere le autorità sanitarie (regionali) a farsi carico dell’iter e dei relativi tempi. Logica vorrebbe, allora, che la seconda commissione alla quale affidare la proposta di legge fosse la Commissione Sanità. Ma la scelta di questa assise è meno scontata di quanto si possa pensare, almeno per il centrodestra lombardo. Fratelli d’Italia, in particolare, non ha certezza di riuscire a controllare il voto dei consiglieri che ne fanno parte.

Detto altrimenti, c’è il rischio che la spuntino, sia pure di un niente, i favorevoli alla proposta di legge sul fine vita: nella Lega e in Forza Italia le posizioni sono meno granitiche di quanto si possa prevedere, sicuramente meno granitiche di quanto lo siano in FdI. Senza contare un dato di fatto del tutto interno alle logiche del Pirellone, ma da non sottovalutare: nel centrodestra lombardo c’è chi non ha ancora digerito la promozione di Patrizia Baffi – approdata in Fratelli d’Italia dopo aver militato nel Pd e in Italia Viva – alla presidenza della Commissione Sanità. Un voto contrario all’ordine di scuderia potrebbe, allora, servire anche solo come segnale di sfiducia o di malcelata ostilità nei confronti della stessa Baffi che, non a caso, sempre secondo indiscrezioni da prendere come tali, sarebbe tutt’altro che entusiasta di dover trattare la proposta di legge proprio nella sua commissione. Se seconda commissione deve essere, meglio dirottare sulla nona commissione, quella dedicata alla Sostenibilità sociale, alla Casa e alla Famiglia. Deleghe, queste, che fino alla scorsa legislatura erano di competenze della commissione Sanità e che sono state poi scorporate per motivi di equilibri politici tra FdI e Lega. Non a caso alla presidenza della nona commissione ora c’è Emanuele Monti, lo stesso Monti che ha presieduto la commissione Sanità fino durante il primo mandato di Attilio Fontana. Un leghista, tra l’altro. La scelta della commissione Sostenibiltà sociale come seconda commissione alla quale affidare la proposta di legge sul fine vita consentirebbe, allora, di confinare parte del dibattito in una commissione ritenuta più controllabile da parte di FdI e della maggioranza, evitare tiri mancini, responsabilizzare una Lega finora apparsa timida nel prendere posizione in merito e, al tempo stesso, dare a Monti quella centralità che a lui non dispiacerebbe. Nulla di ufficiale, ancora: meglio ripeterlo. Nemmeno l’assegnazione alla commissione Affari Istituzionali è cosa formalmente già avvenuta. Ma gli scenari che dovrebbero prender quota settimana prossima sono, alternativamente, quelli descritti: il fine vita sarà materia della sola commissione Affari Istituzionali o, più probabilmente, materia divisa tra Affari Istituzioni e Sostenibilità sociale.

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