Daniele Nappo* Entra in vigore un nuovo documento, allegato al diploma, che comprenderà dati, attività e progetti che gli studenti certificano di aver svolto negli ultimi tre anni di scuola. Le informazioni saranno a disposizione della Commissione d’esame come nuovi elementi di valutazione. A cosa serve? Perché proprio da quest’anno? Sono le prime domande che tutti si sono fatti. La gran parte di giovani e docenti hanno bocciato il documento, ritenendolo inutile e inopportuno. Le...

Daniele

Nappo*

Entra in vigore un nuovo documento, allegato al diploma, che comprenderà dati, attività e progetti che gli studenti certificano di aver svolto negli ultimi tre anni di scuola. Le informazioni saranno a disposizione della Commissione d’esame come nuovi elementi di valutazione. A cosa serve? Perché proprio da quest’anno? Sono le prime domande che tutti si sono fatti. La gran parte di giovani e docenti hanno bocciato il documento, ritenendolo inutile e inopportuno. Le scuole hanno ricevuto una nota ministeriale, il 2 aprile, in cui si è perentoriamente chiesto di procedere. La disposizione è arrivata in ritardo e non è chiaro il bisogno, in un biennio scolastico complesso, di introdurre una novità così importante e per di più a soli due mesi dalla Maturità. È lapalissiano che la stragrande maggioranza di studenti non ha potuto svolgere attività extrascolastiche a causa del Covid. La decisione è perlomeno incoerente e le scuole ritengono che sia solo un ulteriore aggravio degli aspetti organizzativi e burocratici. Il curriculum dovrebbe servire agli studenti per presentarsi alle Commissioni d’esame, per far conoscere meglio il maturando. Peccato che quest’anno, come lo scorso, i commissari sono solo interni e quindi già conoscono i profili dei propri studenti. In ogni caso il 60% dei ragazzi - in base a una campionatura a risposte multiple - lo ritiene selettivo, perché non mette tutti sullo stesso piano, oltre un 30% non ha nemmeno idea di come funzioni e un 15% non addirittura non ne conosce l’esistenza. Regna l’incertezza. Il 69% pensa che questa novità non sia corretta nei tempi e nei modi, il 32% pensa che sia arrivato all’ultimo e il 35% pensa che il voto di Maturità debba basarsi solo sul rendimento scolastico; solo un 23% pensa che possa essere apprezzato l’impegno fuori da scuola e il 27% ritiene lo strumento funzionale. La responsabilità della scuola è sempre stata quella di formare persone e cittadini del futuro, ma sembra che oggi si chieda sempre più, invece, di scaraventare sul mercato del lavoro capitale umano: l’azienda che assume vuole sapere cosa compra e su cosa investe. Sembra che oggi l’apprendimento debba essere finalizzato alla pura competizione. In un anno a dir poco complicato, questa introduzione trasforma la scuola in promotrice di una rincorsa ad accaparrarsi titoli su titoli, certificazioni su certificazioni. Siamo certi che sia il suo vero compito?

*Direttore scuola Freud