I 30 anni di Emergency: “Diritti e cultura della pace nel nome di Gino Strada”

La Ong milanese festeggia un compleanno importante. Intervista a Massimo Malara, coordinatore dei volontari del capoluogo lombardo: “Risposte ai bisogni e aiuto concreto: ho dato un senso alla mia vita”

Teresa Sarti e Gino Strada, fondatori di Emergency

Teresa Sarti e Gino Strada, fondatori di Emergency

Milano – Era il 15 maggio del 1994 quando al ristorante Il Tempio d’oro, tra il parco Trotter e la Centrale di Milano, Gino Strada (1948-2021) con la moglie Teresa Sarti (1946-2009), Carlo Garbagnati, Giulio Cristoffanini e altri amici lanciano la prima raccolta fondi per organizzare l’assistenza sanitaria alle vittime del genocidio in Ruanda. Mettono insieme 12 milioni di lire. Così nasce Emergency. Da quella cena sono passati 30 anni e la creatura di Gino Strada è diventata una delle realtà umanitarie più importanti d’Italia. Ha realizzato ospedali nelle zone di guerra più pericolose e inaccessibili del mondo, ha curato oltre 11 milioni di persone, conta su un esercito (di pace) di 2.000 volontari, ha sedi in tutte le regioni d’Italia e un bellissimo, e molto frequentato, quartier generale a Milano in via Santa Croce. 

Per raccontare la Ong milanese, che festeggerà il compleanno durante tutta la giornata di domenica 19 maggio a Casa Emergency (via Santa Croce 19), abbiamo intervistato Massimo Malara, volontario di “lungo corso” e coordinatore dei volontari di Milano.  

Massimo Malara
Massimo Malara

“Sono arrivato a Milano nel 2007 per lavoro – racconta Malara – Dopo un paio di anni ho sentito il bisogno di dare un senso diverso alla vita, un’espressione un po’ abusata ma in fondo vera. Cercavo qualcosa che mi impegnasse le braccia e soprattutto la testa. Per fortuna ho incontrato Emergency". Dopo 15 anni Malara, che di anni adesso ne ha 47, è ancora entusiasta di quell’incontro. È partito da volontario a caccia di sottoscrizioni e ora è coordinatore dei volontari milanesi: 450 persone che fanno vivere e crescere la Ong fondata nel 1994 con l’obiettivo di curare i civili nelle zone di guerra ma anche di dare voce alla cultura della Pace.

Massimo Malara, com’è stato l’incontro con Emergency?

"Sono uno specialista informatico e mi sono trasferito da Reggio Calabria a 30 anni per lavorare in una grande azienda a Milano. Pensare solo al lavoro però non faceva per me, cercavo qualcosa per sentirmi utile e che mi tenesse impegnato. Emergency rispecchiava, e ancora rispecchia, le mie convinzioni. Che molto semplicemente si possono riassumere in aiutare chi ha bisogno. Concretamente e il prima possibile".

Di cosa ti occupavi all’inizio?

"Come tutti i volontari di raccolta fondi e promozione dei nostri progetti. Dopo poco tempo sono diventato coordinatore del gruppo che corrispondeva a zona 6 e 7, un’area molto grande che andava in pratica dal Naviglio e via Novara. All’epoca c’erano pochi gruppi che coprivano aree molto popolose. Ora Emergency ha 13 gruppi a Milano, uno per ogni municipio più qualcuno per alcune zone dell’hinterland. Dopo qualche anno sono diventato coordinatore dei volontari milanesi e in particolare mi occupo dell’iniziatia ’Nessuno escluso’".

Di cosa si tratta?

"Con la pandemia abbiamo iniziato a distribuire pacchi alimentari alle persone che erano in difficoltà. Poi il progetto si è allargato e ora forniamo un’assistenza più ampia, che va dalla ricerca di un lavoro, all’abitazione, all’inclusione. In questi anni abbiamo assistito circa 10mila nuclei familiari, per un totale di circa 40mila persone. Ora sono circa mille le persone a cui cerchiamo di dare una mano".

Chi sono i volontari di Emergency?

"Sono persone di tutti i tipi. Giovani studenti, lavoratori e pensionati. Tutti che mettono a disposizione un pezzettino del proprio tempo. Ognuno quello che può. Io stesso mi dico spesso che sono un campione mondiale di ritaglio di tempo. La cosa bella è proprio questa, non esistono volontari migliori o peggiori in base a quante ore dedicano all’organizzazione. Sono tutti questi pezzettini di tempo che fanno grande Emergency. Un gruppo di persone accomunate dalla stima in Gino Strada e da una comune visione della società".

In cosa consiste questa visione?

"Credo che si possa riassumere nella formula ‘diritti uguali per tutti’. La cultura della pace è innanzitutto questo. Assenza della guerra, certo, ma soprattutto pienezza dei diritti".

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