Lo stemma e le cartoline Greco: il quartiere-città tra progetti di recupero e attenzione agli ultimi

Un secolo fa, quando fu annesso alla metropoli con altri 10 Comuni, aveva quasi 30mila abitanti. Il centro è la piazza omonima con la parrocchia

Alla scopertas di Greco: da comune a quartiere di Milano
Alla scopertas di Greco: da comune a quartiere di Milano

Milano, 17 dicembre 2023 –  Per vedere lo stemma dell’antico Comune di Greco basta guardare verso il cielo: occhi sopra l’ingresso del cimitero di via Emilio De Marchi o sui fregi del ponte ferroviario in viale Fulvio Testi. Si legge longe prospicio che si può tradurre con “guardare da lontano“ e richiama un motto di Cicerone. Il senso è “prevedere i futuri accadimenti“, per cercare di evitare problemi o correre ai ripari per ridurne le conseguenze. La missione-auspicio del Comune di un tempo sopravvive ancora, tra le tracce del passato che restano a cento anni di distanza dall’annessione di Greco a Milano insieme ad altri dieci ex “borghi“ della cintura, prima autonomi: l’annuncio ufficiale dell’allora sindaco Luigi Mangiagalli è del 14 dicembre 1923.

Oltre a Greco, entravano nella grande città Affori, Baggio, Chiaravalle, Crescenzago, Gorla (già unito a Precotto), Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino. In quel momento,

Greco era già una città con una popolazione tra 25mila e 28mila abitanti e inglobava sette località diverse, tra borghi e antiche cascine. Luoghi noti ancora oggi, tra cui Cassina de Pomm (delle mele), un tempo appartenuta alla famiglia della Monaca di Monza, il piccolo, curioso oratorio a Segnano, interamente affrescato nel XVI secolo con grandi dipinti, Segnanino, Prato Centenaro e Fornasetta. La superficie comunale andava dalla Stazione di Greco-Pirelli a oltre piazzale Loreto, dai viali Fulvio Testi e Suzzani ai viali Monza e Padova. La prime notizie dell’insediamento di Greco risalgono intorno all’anno mille. E il nome? Perché “Greco“? Ci sono più versioni. Una è legata allo stanziamento di alcuni greci ai tempi di Giulio Cesare. Un’altra ipotesi si concentra sulla collocazione del borgo: a nord-est, da dove soffia il grecale. La terza punta sul legame con la famiglia Greco, vassalla del monastero di San Simpliciano e attestata fin dal 1147 nella zona.

Il territorio , appartenente alla Pieve di Bruzzano, si sviluppava attorno alla chiesa di San Martino che risale alla fine del Cinquecento, costruita su un piccolo edificio il cui reperto più antico risale al X secolo. Il “centro“ è ancora lì, con la piazza che è punto di riferimento per i grechesi. Nel 2015, l’anno di Expo, nell’ex teatro accanto alla parrocchia ha aperto i battenti il Refettorio Ambrosiano (durante l’Esposizione universale, chef internazionali hanno realizzato menu a partire dalle eccedenze alimentari dei padiglioni). La mano ai senza dimora resta tesa anche tra i tunnel della Stazione Centrale, dove si trova un hub per la prima accoglienza e il Centro Sammartini. Il primo passo lo compì Fratel Ettore, aiutando vagabondi e disperati dal 1979.

Tra gli edifici di maggior rilievo del borgo spicca la “Cort di Pures“, corte dei Pulici, nome della famiglia che la abitava, di origine cinquecentesca, che si trovava alle spalle della parrocchia, sopravvissuta con il nome di Borgo Cascina conti, oggetto di un intervento di rigenerazione urbana ultimato nel 2020. La piazza è teatro di attività sociali. Il giorno di Santa Lucia, per esempio, l’associazione genitori della vicina scuola primaria Rodari ha organizzato un evento per i bambini. In più sta nascendo un progetto partecipato per raccontare l’identità del quartiere. Tra i nuovi progetti, anche “BinG“, Binari Greco, promosso da cittadini per riappropriarsi di spazi inutilizzati, delimitati dal tracciato ferroviario e dal cantiere del Piano integrato d’intervento Greco-Conti: sono stati realizzati murales, un orto condiviso e spazi per lo sport.

L’ultima nota è poetica: esistono ancora le cartoline del quartiere (affiancate alle calamite), in piazza Greco, nello storico negozio “Ottica Testoni“.

“L’ha fondato mia suocera Maria Casnici nel 1962, in via De Marchi – racconta Elettra Testoni, che ha raccolto il testimone –. Siamo in piazza dal 1970". E ora a gestirlo è la figlia di Elettra, Barbara Oliva: un’impresa tutta femminile. "Vendiamo cartoline perché anche con queste piccole cose si mantiene l’identità".

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