Giulia e il suo killer. L’urlo della famiglia: "Non parlare di raptus, hai pianificato tutto"

Massacrata mentre era incinta, nuovo post della sorella contro il barman "Sei mesi di crudeltà e disumanità in cui hai avvelenato madre e figlio".

Giulia e il suo killer. L’urlo della famiglia: "Non parlare di raptus, hai pianificato tutto"
Giulia e il suo killer. L’urlo della famiglia: "Non parlare di raptus, hai pianificato tutto"

"Effimero tentativo di insinuare il blackout di una notte. La tua crudeltà e disumanità si sono protratte per sei mesi in cui hai avvelenato mia sorella e mio nipote, premeditando la loro morte. Puoi averlo dimenticato tu o i tuoi consiglieri, non io". Torna a parlare attraverso i social, con un post rivolto direttamente ad Alessandro Impagnatiello, Chiara Tramontano, la sorella di Giulia, uccisa con 37 coltellate il 27 maggio scorso a Senago. Il barman, padre del figlio che Giulia aspettava da sette mesi, a processo con l’accusa di omicidio volontario e una sfilza di aggravanti, in Assise, due giorni fa, ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee. Piangendo, ha dato una "sua spiegazione" di quanto successo il giorno del massacro: "Sono stato avvolto da qualcosa che mi perseguiterà per sempre, di inspiegabile, da una disumanità che ha lasciato sconvolto anche me". Dichiarazioni "studiate a tavolino", secondo la procura, frutto di una precisa strategia difensiva che punterebbe soltanto ad avvalorare la tesi di un "sequestro emozionale", quindi di una patologia psichiatrica che avrebbe portato Impagnatiello a un blackout, presupposto per i suoi legali, Samantha Barbaglia e Giulia Ceredini, della richiesta di una perizia sulla sua reale capacità di intendere o volere. In realtà, stando sempre alla procura, pm Alessia Menegazzo e aggiunto Letizia Mannella, ci sono due ulteriori prove schiaccianti, depositate agli atti, della volontà del barman di uccidere soprattutto Giulia e naturalmente anche il feto, si chiama "dolo indeterminato" e gli verrà contestato alle prossime udienze.

Per l’accusa Impagnatiello aveva cominciato a meditare il massacro di Giulia e quindi di Thiago, almeno a dicembre e aveva preparato con molta cura la scena del crimine. C’è un dettaglio che emerge dalle decine di foto trovate in uno dei cellulari di Impagnatiello: un tappeto sul pavimento del soggiorno che il giorno del baby shower non c’è, compare nelle settimane successive, acquistato da lui su internet, che poi non viene più trovato dagli investigatori. Su quel tappeto – stando alle carte depositate – è stata uccisa Giulia, per non lasciare sul pavimento tracce ematiche e biologiche. Con quel tappeto il cadavere è stato avvolto, poi trascinato nella vasca da bagno. Lì Impagnatiello tenta di bruciarlo, ma prende fuoco soltanto il tappeto, mentre il corpo senza vita di Giulia resta solo gravemente ustionato. Gli investigatori, durante il sopralluogo troveranno infatti un grosso quantitativo di cenere dentro la vasca da bagno, non compatibile con le conseguenze di una semplice, seppur grave, scottatura del cadavere. Ad aggravare il quadro della premeditazione le ricerche di Impagnatiello con la falsa identità di Andrea Valdi: interroga Google su come può cambiare la data di invio dei messaggi dal suo modello di cellulare.

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