Galleria di Milano
Galleria di Milano

Milano, 28 settembre 2019 - Per lo spazio più piccolo (95 metri quadrati) sono arrivate 11 offerte, per quello più grande (473 mq) nessuna. In chiaroscuro il risultato del bando comunale per l’assegnazione degli spazi finora occupati da Stefanel in Galleria Vittorio Emanuele. O meglio, come detto, degli spazi, perché il Comune ha deciso di dividere il locale (una vetrina da una parte, due vetrine dall’altra) per aggiungere un negozio in Galleria. L’obiettivo? Ottenere un maggiore introito totale a favore di Palazzo Marino, proprietario del Salotto. L'operazione per ora non è riuscita. Le attenzioni dei marchi che ancora non hanno uno spazio in Galleria, infatti, si sono concentrate sul locale più piccolo e dalla base d’asta più abbordabile (175.750 euro di affitto all’anno) e hanno ignorato il locale più grande dalla base d’asta più impegnativa (875.050 euro), per un motivo che spiegheremo più avanti.

Ma vediamo nel dettaglio le 11 offerte arrivate per i 95 mq (vetrina, interrato e soppalco), quelli contesi. La prima offerta è arrivata da Fenicia Spa (Camicissima). La seconda dal cravattificio Zadi, già presente in Galleria. La terza dall’orologeria Luigi Verga. La quarta dalla gioielleria Leo Pizzo, con un passato nel Salotto e un ricorso perso contro il Comune. La quinta da Longchamp Italia (borse e non solo). La sesta da Falconieri. La settima da Porsche Design Italia (società specializzata nella realizzazione di oggetti di design con il brand della casa automobilistica tedesca). L’ottava dalla pasticceria napoletana Maresca, ma è stata accettata «con riserva» dal Comune perché protocollata in leggero ritardo rispetto alla scadenza. La nona arriva da Ddf. La decima dalla società di ottica Salmoiraghi e Viganò. L’undicesima è della gioielleria Damiani.

La commissione comunale per l’assegnazione degli spazi ieri pomeriggio ha verificato le offerte arrivate ma non ha ancora assegnato lo spazio in Galleria. Nelle prossime settimane gli uffici del Demanio municipale svolgeranno una verifica sulle proposte tecniche pervenute e tra circa un mese apriranno le buste con le offerte economiche indicate dagli 11 marchi. Tutte le offerte dovranno essere uguali o superiori alla base d’asta indicata, come già indicato in precedenza: 175.750 euro di affitto all’anno. Tant’è. Ma perché il secondo spazio, quello da 473 mq (due vetrine, ammezzato e soppalco), non ha ricevuto offerte? La principale ragione dell’asta deserta potrebbe essere relativa al meccanismo proposto per questo secondo lotto del bando, che prevede «la possibilità di collegare gli spazi ai piani superiori di 363 mq, attualmente occupati da uffici comunali – si legge in una nota del Comune dello scorso 13 luglio –. L’amministrazione ha attivato le procedure per liberarli. L’aggiudicatario del secondo lotto dovrà impegnarsi a stipulare un successivo contratto riferito a tali spazi qualora il Comune li rendesse disponibili entro tre anni dall’aggiudicazione». Insomma, lo spazio da 473 mq potrebbe crescere fino a 836 mq, facendo schizzare a oltre un milione di euro l’affitto. Una variabile che potrebbe aver scoraggiato molti marchi dal presentare offerte per questo spazio. Bando da ripensare? L’assessore al Demanio Roberto Tasca dovrà valutare se modificarlo o no.