I rappresentanti di istituto di ScuolaZoo che hanno partecipato al primo corso  di formazione contro fake news e cyberbullismo organizzato a Milano insieme a Pepita Onlus (Newpress)
I rappresentanti di istituto di ScuolaZoo che hanno partecipato al primo corso di formazione contro fake news e cyberbullismo organizzato a Milano insieme a Pepita Onlus (Newpress)

Milano, 3 dicembre 2017 - Carlo, nome di fantasia, frequentava la seconda superiore in un istituto tecnico lombardo. Per lui andare a scuola era diventato un incubo: cartella lanciata dalla finestra, astuccio appeso nei posti più improbabili. Era stato preso di mira per i suoi atteggiamenti, marchiati come «femminili», per come si vestiva. Alla fine ha alzato bandiera bianca: per paura di ripercussioni non ha denunciato i suoi bulli, ha cambiato scuola. Solo quando, mesi dopo, un rappresentante di istituto ha scoperto i motivi ha affrontato il problema con i professori: il «branco» è stato diviso. Daniela (nome di fantasia, storia vera), 13 anni, è stata vittima di sexting: «Aveva scattato una foto senza veli per il ragazzo che frequentava – racconta Mara, rappresentante d’istituto di ScuolaZoo – e quella foto ha iniziato a circolare prima fra tutti i maschi della sua classe, poi via via nelle altre aule, tramite WhatsApp. Nessuno ha bloccato la catena fin quando è arrivata nella mia classe». I ragazzi si sono trasformati in detective, sono arrivati al colpevole del primo invio, lo hanno denunciato alla presidenza che lo ha sospeso, convocando i genitori. Poi, visti i tanti complici, hanno creato degli incontri ad hoc per affrontare il tema. «Perché per fermare questi episodi noi ragazzi possiamo fare tanto», ricordano.

Parte da storie vere, numeri e nuovi campanelli d’allarme l’ultimo corso di formazione dedicato a fake news e cyberbullismo promosso dalla community ScuolaZoo e da Pepita Onlus. Perché se il 95% dei ragazzi lombardi ha un profilo Facebook e il 98% possiede un cellulare che si collega a internet «il dato che copisce è che il 70% naviga senza controllo dei genitori, che non danno regole», spiega Ivano Zoppi, presidente di Pepita. «Il 10% ha assistito a episodi di cyberbullismo o si è sentito un cyber bullo – continua –. I nostri sono dati “vissuti” facendo laboratori attivi con oltre 2mila ragazzi, dalla prima media in su. Il problema è responsabilizzarli sullo strumento quotidiano che hanno in mano, perché è da lì che spesso inizia l’attività di esclusione, la denigrazione. Bisogna lavorare sull’educazione perché se la famiglia è in crisi, la scuola diventa il primo momento».

Cyberbullismo ma non solo, sotto la lente: «Un altro fenomeno preoccupante è quello del sexting, che oggi riguarda anche ragazzi dagli 11-12 anni. Si sta abbassando l’età – sottolinea Zoppi –. In Lombardia la legge regionale è arrivata prima, in questi giorni stiamo formando 1.200 dicenti referenti per il cyberbullismo, ma la prevenzione passa anche dai ragazzi. Il 50% di loro ci ha detto che se fosse vittima o assistesse a episodi di bullismo non ne parlerebbe con nessuno, indicando tre motivi: paura o vergogna; omertà - e qui bisogna intervenire - e, terzo e grave motivo, perché non ha un adulto con cui parlarne. Stiamo formando i ragazzi perché alzino le antenne». «Vogliamo migliorare la scuola dal basso – sottolinea Marco Pinna di ScuolaZoo – e per farlo non si può prescindere dal comportamento dei ragazzi dentro le scuole. Abbiamo creato anche un nuovo corso online sul cyberbullismo e stiamo formando oltre 200 ambasciatori in tutte le scuole».