Omicidio di Fausto e Iaio, caccia ai reperti dopo 46 anni: dai proiettili al berretto scomparso

Ricognizione sul materiale rimasto da sottoporre a eventuali accertamenti balistici e genetici

Lorenzo "Iaio" Iannucci e Fausto Tinelli (Archivio)

Lorenzo "Iaio" Iannucci e Fausto Tinelli (Archivio)

Mi.ano, 2 febbraio 2024 –  l primo passo è una ricerca nell’ufficio reperti del Palazzo di giustizia di Milano, per censire i corpi di reato ancora conservati - tra cui gli otto proiettili calibro 7,65 - relativi all’omicidio rimasto senza un colpevole di Fausto e Iaio, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci.

L’obiettivo è raccogliere elementi utili per poi chiedere al gip di procedere con una riapertura effettiva delle indagini, archiviate nel 2000, ed effettuare accertamenti tecnici come consulenze balistiche e genetiche. La ricerca sui reperti è stata avviata dai pm del Dipartimento antiterrorismo Leonardo Lesti e Francesca Crupi, titolari del fascicolo conoscitivo aperto dalla Procura anche a seguito delle istanze provenienti dal Consiglio comunale e dal sindaco Giuseppe Sala, sull’omicidio dei due 18enni caduti in un agguato il 18 marzo del 1978 nei pressi del Leoncavallo. Sul luogo dell’omicidio, allora, venne rinvenuto un berretto di lana blu che, però, non non fu mai sottoposto ad accertamenti e infine non fu più trovato tra i reperti. Poi c’è la "pista romana", di cui ha parlato nei giorni scorsi anche il magistrato Guido Salvini, da poco in pensione, che si occupò dell’omicidio come giudice istruttore negli anni ’90.

"Le tecniche scientifiche, anche se i reperti possono essere in parte usurati – ha spiegato – si sono molto evolute. Tra l’altro nei faldoni della mia indagine sono ancora conservati alcuni dei reperti che avevamo già acquisito al Tribunale di Roma relativi agli attentati precedenti contro giovani di sinistra". Si potrebbe, infatti, procedere a una perizia comparativa fra i proiettili del delitto milanese e quelli esplosi negli agguati simili avvenuti in quel periodo a Roma, che hanno colpito altri giovani militanti di sinistra. Anche Bruno Tinelli, fratello di Fausto, aveva evidenziato la possibilità di "trovare i colpevoli" attraverso "nuove indagini scientifiche". Prima, però, bisognerà individuare e censire i reperti rimasti, oltre agli otto proiettili esplosi da una pistola Beretta 34, che potenzialmente potrebbero fornire elementi utili alle indagini a distanza di quasi mezzo secolo. L’ultima inchiesta milanese era stata archiviata dal gip Clementina Forleo nel dicembre del 2000. La decisione di uccidere i leoncavallini Fausto e Iaio il 18 marzo ‘78, aveva spiegato il giudice accogliendo l’istanza del pm Stefano Dambruoso, maturò nell’estrema destra, ma non è stato possibile identificare gli assassini. Nel provvedimento la giudice aveva ripercorso i quasi 23 anni all’epoca di inchieste sull’uccisione in via Mancinelli e appariva perplessa per stranezze, come la scomparsa quel berretto blu insanguinato trovato sul luogo del delitto.

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