Ufficio stranieri, migranti, immigrazione, foto d'archivio (Ansa)
Ufficio stranieri, migranti, immigrazione, foto d'archivio (Ansa)

Milano, 14 novembre 2019 - Producevano documenti falsi per far ottenere il permesso di soggiorno anche a chi non ne aveva diritto. Per questo un egiziano di 55 anni, il figlio italiano di 22, e un italiano anch'egli 55enne, sono stato arrestati dopo un'operazione della Digos di Milano. Gli agenti della sezione antiterrorismo hanno individuato l'organizzazione, che operava a Cologno Monzese, alle porte del capoluogo. A capo c'erano l'egiziano e suo figlio, che procacciavano gli stranieri, e il titolare di un Caf, che si occupava delle procedure. Nel corso dell'indagine sono emersi molti contatti con cittadini stranieri residenti all'estero, in particolare in Francia, che, per ottenere il rilascio o il rinnovo di un titolo di soggiorno, venivano in Italia e si rivolgevano agli arrestati. 

I poliziotti hanno riscontrato che gli arrestati, per eludere le norme in materia di immigrazione, soprattutto in riferimento al requisito dell'attività lavorativa e del reddito conseguente, costituivano un'impresa individuale fittizia, con l'apertura di una posizione fiscale autonoma - partita Iva - effettuando o facendo effettuare quei pagamenti per rendere verosimile l'esercizio dell'attività da parte di cittadini extra-UE che non avevano i requisiti. In sostanza effettuavano bonifici che duravano giusto il tempo strettamente necessario alla presentazione delle istanze di soggiorno. Gli arrestati, per semplificare l'attività illecita compiuta, indicavano come sede delle imprese individuali, di fatto non operative, lo stesso indirizzo e sceglievano sempre come attività la posa in vetro o della tinteggiatura.

In altri casi gli arrestati, facevano assumere gli stranieri dalle ditte, giusto il tempo necessario ad attestare l'esistenza di un lavoro subordinato, con il conseguente versamento dei contributi. E' stato inoltre verificato che il titolare del Caf, essendo in possesso delle credenziali per l'accesso al sistema informatico dell'Agenzia delle Entrate, ha fornito agli altri arrestati le password per permettere loro l'accesso,  l'interrogazione e la trasmissione agli archivi dell'ente della documentazione amministrativa e fiscale nell'interesse dei cittadini stranieri per i quali era necessario regolarizzare la posizione sul territorio nazionale. I tre si facevano pagare applicando ad ogni pratica un prezzo differente in considerazione della diversa posizione e della documentazione da precostituire o da alterare. Le tariffe variavano da poche centinaia di euro, per le pratiche più semplici, a qualche migliaio di euro per quelle più complesse. Tutti i pagamenti venivano effettuati in contanti o con versamenti di danaro sulla piattaforma Western Union.