Droga, la maxi-inchiesta: armi, lotte fra trafficanti e pusher in ostaggio. Indagate 121 persone

I carabinieri hanno smantellato tre organizzazioni radicate a Rozzano. I contrasti fra albanesi, italiani e marocchini e la battaglia dei prezzi

Controlli dei carabinieri nei boschi dello spaccio

Controlli dei carabinieri nei boschi dello spaccio

Rozzano (Milano) – La banda composta da albanesi era entrata in contrasto con gli italiani, che agivano in particolare a Rozzano, e con i marocchini radicati nelle aree boschive limitrofe. Lotte per il controllo del territorio e del business dello spaccio, armi per imporre l’autorità, pusher di altre organizzazioni ‘satelliti’ sequestrati e tenuti in ostaggio nel caso di ritardi nel pagamento degli stupefacenti.

Il ‘romanzo criminale’ del Sud-Ovest Milano è emerso da un’indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo, coordinata dalla Dda, iniziata nel dicembre 2017. Operazione - che aveva già portato a 33 arresti in flagranza di reato e alla scoperta di un appartamento usato come base - ora sfociata nella notifica dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari, che precede la richiesta di rinvio a giudizio, a carico in tutto di 121 persone. Sono ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di "associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, detenzione illegale di armi, favoreggiamento, trasferimento fraudolento di valori e sequestro di persona a scopo di estorsione". Sono stati sequestrati 28,5 chili di droga tra eroina, cocaina, hashish e marijuana e 7 chili di sostanza da taglio, oltre a due pistole, 147 cartucce e 196.295 euro in contanti.

I militari hanno smantellato tre strutture criminali, rispettivamente "di matrice italiana, albanese e marocchina", attive nella zona di Rozzano e nel Sud-Ovest Milano, ma anche nelle province di Lodi, Pavia, Lecco, Como, Varese, Monza-Brianza, Novara e Alessandria. Organizzazioni, pericolose anche per la disponibilità di armi, che si contendevano la spartizione di alcune piazze di spaccio, ricorrendo anche alle pistole "al fine di imporre la propria autorità o per esigere i proventi della vendita di droga, precedentemente ceduta a credito". Contese nate inizialmente per i prezzi a cui le sostanze venivano cedute, che hanno innescato una lotta per il controllo di piazze di spaccio dove era stata creata anche una rete di vedette per segnalare l’arrivo delle forze dell’ordine. Alcuni degli indagati, secondo quanto è emerso dall’inchiesta dell’Antimafia, ricorrevano anche al sequestro di componenti delle altre organizzazioni, per spingerle a saldare debiti di droga.

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