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10 giu 2022

Dottori di base, polemica su Moratti

10 giu 2022
Una protesta dei medici di base a Milano (precedente alla polemica di ieri)
Una protesta dei medici di base a Milano (precedente alla polemica di ieri)
Una protesta dei medici di base a Milano (precedente alla polemica di ieri)
Una protesta dei medici di base a Milano (precedente alla polemica di ieri)
Una protesta dei medici di base a Milano (precedente alla polemica di ieri)
Una protesta dei medici di base a Milano (precedente alla polemica di ieri)

La polemica è esplosa ieri, con ventiquattr’ore di ritardo sulle dichiarazioni della vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Letizia Moratti, che a un convegno aveva citato "sperimentazioni in corso in alcune Asst" in cui infermieri forniscono "supporto e supplenza per affrontare la carenza di medici di

base". Sperimentazioni che, aveva aggiunto, "mi auguro siano brevi e si arrivi al più presto a una riorganizzazione" della medicina generale. A guidare la levata di scudi dei mutualisti è stato il presidente della Federazione degli Ordini dei medici Filippo Anelli: "È inconcepibile che si tenti di mettere in contrapposizione due professioni con competenze diverse, che devono collaborare, non essere alternative". Il sindacato Fimmg bolla le parole di Moratti come "irrispettose nei confronti dei medici e degli infermieri". Guido Quici, presidente di Cimo-Fesmed che federa un’altra pletora di sigle, domanda "cosa studiamo a fare noi medici" con "corsi di laurea di 6 anni e scuole di specializzazione di 4-5" (benché per l’abilitazione a medico di base non sia prevista specializzazione universitaria ma un corso di formazione triennale, ndr), se "la risposta alla carenza è assumere chiunque possa fare compagnia al paziente". "Un assessore alla Salute che non conosce la differenza tra un medico e un infermiere dovrebbe forse occuparsi di altro", è tranchant Roberto Carlo Rossi, nella doppia veste di presidente dell’Ordine dei medici di Milano e del sindacato Snami, e la Cgil lombarda taccia la Regione di "incapacità".

La Direzione Welfare della Regione ha poi precisato ribadendo "la straordinarietà e temporaneità" della carenza "che in alcuni ambiti impedisce l’assegnazione al cittadino del proprio medico di famiglia", a fronte della quale "è utile pensare a forme di organizzazione innovative" con gli infermieri "non certo in sostituzione dell’attività e del ruolo del medico di famiglia, ma a supporto e sotto la responsabilità di quest’ultimo per prendere in carico un numero maggiore di assistiti. Supplenza organizzativa, non professionale: le figure hanno competenze diverse, non sovrapponibili o intescambiabili ma sicuramente sinergiche e complementari". Il consigliere regionale dei 5 Stelle Gregorio Mammì rifiuta di "scadere in questa polemica inutile che divide i professionisti. La poltica si occupi di trovare soluzioni". Gi. Bo.

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