Dopo la guerra una vita per gli altri. Da caporale Noakes a fratello George

Il giovane inglese nascosto a Cisliano prese i voti e lavorò in Usa e Balgladesh

Storie di umanità in guerra. Storie belle, in cui la solidarietà prevale sull’odio e sulla paura, trasformando in piccoli eroi misconosciuti i protagonisti di grandi atti di coraggio, cui va il merito di aver salvato soldati che tornati alla vita civile hanno potuto fare grandi cose. È partendo dal caso degli agricoltori di Cisliano che dopo l’8 settembre ’43 diedero rifugio alla Cascina Forestina a tre soldati inglesi, favorendone la fuga in Svizzera e da lì il rimpatrio, che si scopre come un semplice gesto di solidarietà nei confronti di un prigioniero di guerra fuggitivo, compiuto in tempo di guerra e perciò stesso non così scontato e neppure privo di rischi per chi lo compie, possa fare la differenza anche oltre oceano.

È il caso del soldato George Michael Noakes (nella foto) classe 1919. Partendo dal desiderio del pronipote londinese, Paul Barlow, di ritrovare gli eredi di chi l’ha aiutato dopo la fuga da un campo di lavoro di Binasco, nascondendolo dal 10 al 19 settembre ’43 in casa propria, rivestendolo e sfamandolo per poi farlo fuggire in Svizzera grazie alla Resistenza, è interessante scoprire che ne sia stato del soldato George una volta tornato in Inghilterra. Determinante la passione per la storia militare del presidente del Rotary club Magenta, Andrea Ranzini, e del suo amico americano, il colonnello Angelo De Cecco. La vita di George, che era nato a Londra il 29 settembre 1919, una volta tornato in patria prese una piega molto interessante: partì per gli Stati Uniti e qui abbracciò la missione ecclesiastica. Il soldato Noakes si era congedato col grado di caporale. Apparteneva al 5º Battaglione dell’East Yorkshire Regiment (del Duca di York). Forse era mitragliere. Fu mandato a fare la guerra in Africa, dove fu fatto prigioniero a Mersa Matruh, in Egitto, il 29 giugno 1942. Da prigioniero seguì il destino di molti soldati inglesi: fu portato in Italia e da un campo all’altro di prigionia risalì la Penisola fino al Pg 62/32 di Bergamo e da lì mandato poi a lavorare a Binasco. Due giorni dopo l’Armistizio, il 10 settembre ’43, fuggì e per una settimana restò nascosto a Cisliano insieme a altri due connazionali, James Willets e William Knott. Il 30 settembre i partigiani lo fecero fuggire in Svizzera, dove, al pari di tutti gli altri, trovò ad accoglierlo la Legazione Britannica. Ci restò quasi un anno, finché il 28 settembre 1944 fu rimpatriato. Anche lui attraverso il sud della Francia, che una volta liberato da inglesi e americani, creò a ovest della Svizzera un varco sicuro verso la Gran Bretagna.

Nel 1954 George decise di andare negli Stati Uniti, dove il 15 agosto del 1955 entrò a far parte della Congregazione di Holy Cross (Santa Croce) con professione dei voti perpetui il 16 agosto 1956. Diventato così fratel Noakes, fu assegnato all’ufficio provinciale per lo sviluppo della prestigiosa Università cattolica di “Notre Dame“, a South Bend, nello stato dell’Indiana. Vi rimase dal 1956 al 1961. Dal 1961 al 1980 prestò servizio al Notre Dame College dell’Università come assistente spirituale degli studenti, contribuendo così a tenere alto il prestigio indiscusso dell’omonima squadra universitaria di football americano, unanimemente riconosciuta come la più importante nella storia di questo sport statunitense. E in tutto ciò, un po’ di merito spetta anche a Cisliano e alla sua gente, che in tempo di guerra nascosero il soldato George in fuga e lo aiutarono a tornare a casa sano e salvo. Fratel George, che ha lavorato molti anni anche in Bangladesh, è morto all’età di 61 anni negli Stati Uniti, dove riposa nel cimitero di Holy Cross a Notre Dame, nella Contea di St. Joseph, in Indiana.

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