L'arcivescovo Mario Delpini durante il discorso in Duomo
L'arcivescovo Mario Delpini durante il discorso in Duomo

Milano, 6 dicembre 2018 - "Credo che il consenso costruito con un'eccessiva stimolazione dell'emotività dove si ingigantiscano paure, pregiudizi, ingenuità, reazioni passionali, non giovi al bene dei cittadini e non favorisca la partecipazione democratica". L'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini lo ha sottolineato nel suo tradizionale 'Discorso alla città e alla diocesi', tenuto come da tradizione alla vigilia di Sant'Ambrogio. La riflessione è rivolta a amministratori pubblici, politici e responsabili del bene comune che vivono e operano nel territorio della Diocesi di Milano. Diversi i temi caldi affrontati dal prelato nel lungo discorso dinanzi a una basilica gremita da politici, autorità e cittadini.

LA POLITICA - "Nel dibattito pubblico, nel confronto tra le parti, nella campagna elettorale - spiega il monsignore - il linguaggio tende a degenerare in espressioni aggressive, l'argomentazione si riduce a espressioni a effetto, le proposte si esprimono con slogan riduttivi piuttosto che con elaborazioni persuasive" E anche se "l'animosità nel confronto è, in certa misura, un tratto caratteristico dell'appassionarsi per una causa che si ritiene meritevole di dedizione e di determinazione" non fa bene alla  cittadinanza. Secondo Delpini "la partecipazione democratica e la corresponsabilità per il bene comune crescono se si condividono pensieri e non solo emozioni, informazioni obiettive e non solo titoli a effetto, confronti su dati e programmi e non solo insulti e insinuazioni, desideri e nonsolo ricerca compulsiva di risposta ai bisogni". Da qui "l'invito" dell'arcivescovo di Milano "ad affrontare le questioni complesse e improrogabili con quella ragionevolezza che cerca di leggere la realtà con un vigile senso critico". La gente, dal canto suo "ha risorse di intelligenza e di riflessione". 

L'IMMIGRAZIONE - Delpini ha poi sottolineato come i problemi della nostra società siano molteplici, e richiedano una lettura realistica, anche per poter individuare le priorità. Dobbiamo evitare dunque, "di ridurci a cercare un capro espiatorio: talora, per esempio, il fenomeno delle migrazioni e la presenza di migranti, rifugiati, profughi invadono discorsi e fatti di cronaca, fino a dare l'impressione che siano l'unico problema urgente".

L'UNIONE EUROPEA -  "Dobbiamo ritrovare la gioia di essere europei. La complessità e le problematiche che hanno segnato il concreto configurarsi dell'Unione Europea richiedono una ripresa delle intenzioni originarie: i cittadini d'Europa erano e sono persuasi che siano da preferire l'unione alla divisione, la  collaborazione alla concorrenza, la pace alla guerra". Ha detto l'arcivescovo affrontando temi internazionali. "Siamo impegnati e motivati per una partecipazione costruttiva alle vicende europee vogliamo dare volto all'Unione Europea dei popoli e dei valori, che pensi i suoi valori e le sue attese nella concretezza storica del tempo presente e di quello a venire. E che non si occupi soltanto di beghe e di interessi contrapposti".

FONTANA - "Nessuno pensa che il tema della migrazione debba essere un capro espiatorio: si deve  semplicemente cercare di trovare una soluzione ai problemi di tutti. Anche delle persone che devono abbandonare la loro terra e di chi queste persone deve accogliere".  Lo ha detto il presidente della Regione governatore Attilio Fontana, a conclusione del discorso di Delpini.

SALA - "Sono impressionato dal discorso dell'arcivescovo, perché ha ribadito il fatto che Milano può essere la culla di una nuovo pensiero sociale. Mi pare  - ha commentato il il sindaco di Milano, Giuseppe Sala - che l'abbia detto senza mezzi termini. Però a due condizioni: che non dobbiamo farci travolgere da un pensiero comune, a volte solo provocatorio e che tutti facciano la loro parte".