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16 mar 2022

Milano e la truffa del reddito, altri sei arresti: non venite al Caf, mi sgamano...

Le indagini non hanno fermato il sistema. Il giudice: nessuna efficacia dissuasiva, reati ancora in svolgimento

16 mar 2022
andrea gianni
Cronaca
Le indagini sono state condotte dalla Guardia di finanza di Cremona e Novara
Le indagini hanno portato ala luce la truffa dei Caf infedeli
Le indagini sono state condotte dalla Guardia di finanza di Cremona e Novara
Le indagini hanno portato ala luce la truffa dei Caf infedeli

Milano, 17 marzo 2022 -  "Non davanti al Caf, non solo perché non voglio essere sgamata io ma perché proprio oggi abbiamo avuto i carabinieri tutto il giorno". Cautele che traspaiono dai messaggi vocali su WhatsApp scambiati il 3 marzo dell’anno scorso fra Serena Rizzi, all’epoca dipendente di uno dei Centri di assistenza fiscale milanesi gestiti dalla società Nova Servizi, e la romena Carmen Stoican. "Se non mi dai i 150 euro non posso più fare niente perché io adesso ho le persone alle calcagna – si sfogava Rizzi il 28 gennaio 2021 –. Non riesco più a star dietro alle vostre robe, siete in troppi". L’impiegata 31enne è finita ieri agli arresti domiciliari, mentre per altre cinque persone (i "procacciatori d’identità" romeni Dumitru Serban, Violeta Mihai, Marin Chitu, Adrian Tanase e Ionut Lepadat) è stata disposta la custodia cautelare in carcere, nella seconda tranche dell’indagine del pm Paolo Storari in cui sono state contestati a vario titolo i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ed estorsione. Anelli di un sistema - emerso con i primi blitz della Gdf dei mesi scorsi - che attraverso la Nova Servizi, il Patronato Sias e i Caf del Movimento Cristiano Lavoratori aveva consentito di presentare all’Inps circa 6.200 domande di reddito di cittadinanza e di emergenza sprovviste dei requisiti previsti dalla legge, con un danno all’erario di oltre 14,6 milioni di euro, pari ai sussidi percepite indebitamente fino alla revoca. Gli indagati portavano nei Caf documenti "a malloppi" di connazionali che nella maggior parte dei casi non avevano mai messo piede in Italia, versando al Caf compiacente 10 euro a pratica, secondo quanto è stato confermato dagli interrogatori di alcune delle persone che furono arrestate lo scorso novembre. Hanno parlato di domande "nell’ordine di qualche centinaio" alla volta, di documenti "a pacchi" e "a malloppi". Un sistema che perquisizioni, sequestri e indagini non hanno fermato. Dopo un blitz del 18 maggio 2021 gli indagati "hanno continuato ad agire indisturbati rivolgendosi ad altri Caf/Patronati – evidenzia il gip Teresa De Pascale nell’ordinanza di custodia cautelare – non avendo le attività di polizia sortito alcuna efficacia dissuasiva. Le attività delittuose non sono mai cessate e sono in corso di svolgimento, tenuto conto che molti soggetti non sono ancora compiutamente identificati".

Per quanto riguarda il primo filone d’inchiesta, il pm Storari ha chiuso le indagini in vista della richiesta di rinvio a giudizio. Sono 17 gli imputati e ad alcuni di loro è contestato anche il reato di estorsione per avere costretto due gestori di un Caf a inoltrare le pratiche in cambio di “protezione“. Così non sarebbe venuto "alcun rumeno a creare problemi". A loro potrebbero aggiungersi, nel processo, le persone arrestate ieri, che nelle prossime ore verranno interrogate dal gip e potranno fornire la propria versione. L’indagine era partita dopo che erano venute alla luce evidenti "anomalie", perché centinaia di beneficiari dei sussidi risultavano quasi tutti residenti in un pugno di vie nel quartiere di San Siro. Residenze totalmen te inventate, senza curarsi della palese inverosimiglianza.

 

 

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