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8 mar 2022

Abusi sessuali dal prete nel 2016. Il pm: denuncia tardiva, archiviate

Milano, don Maurizio Lucchina, attuale parroco di Santa Maria alla Fontana, è indagato. La vittima ha parlato oltre il limite di un anno. Il fratello del religioso, Alberto, anche lui sacerdote, è sotto procedimento canonico per un altro episodio

8 mar 2022
andrea gianni
Cronaca
Don Maurizio Lucchina, parroco dell’Annunciazione, durante un’intervista televisiva
Don Maurizio Lucchina, parroco dell’Annunciazione, durante un’intervista televisiva
Don Maurizio Lucchina, parroco dell’Annunciazione, durante un’intervista televisiva
Don Maurizio Lucchina, parroco dell’Annunciazione, durante un’intervista televisiva

Milano - Gli abusi denunciati risalgono al 2015 e al 2016 quando la vittima, all’epoca 47enne, frequentava la parrocchia dell’Annunciazione nel quartiere milanese di Affori. Violenze, secondo il racconto della donna, commesse dall’allora parroco, don Maurizio Lucchina, ora indagato per violenza sessuale. Il pm Roberto Fontana ha chiesto l’archiviazione del procedimento, in quanto la denuncia è stata presentata l’anno scorso, oltre il limite temporale di un anno dai fatti già aumentato dal cosiddetto Codice rosso. Istanza alla quale si è opposto il legale della donna, l’avvocato Daniela Cultrera, che ha chiesto di disporre l’imputazione coatta del sacerdote 65enne, attualmente responsabile della parrocchia Santa Maria alla Fontana di Milano, per il reato di violenza privata (procedibile d’ufficio) aggravato perché commesso da un ministro di culto, in concorso con il reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità psichica.

In questo modo si potrebbe aprire un processo, “bypassando“ i termini. Il caso approderà quindi davanti al gip di Milano, che dovrà fissare l’udienza per decidere se archiviare il caso, disporre l’imputazione coatta del sacerdote oppure chiedere alla Procura nuove indagini. Il parroco denunciato dalla donna è fratello di un altro prete, don Alberto Lucchina, anche lui finito al centro di accuse su presunti abusi sessuali. Episodi non collegati fra loro. Nel 2020, quando don Alberto era parroco di Inzago, alle porte di Milano, una donna pubblicò una lettera sul portale dell’associazione Rete L’abuso, che sostiene le vittime di abusi sessuali in ambienti ecclesiastici, accusandolo di averla violentata negli anni Novanta.

«Lo può sapere bene chi come me, in prima media, affidata come tanti altri bambini/e dai propri genitori alle sue cure durante i campeggi estivi - scriveva la donna - lo vedeva togliersi la maschera da prete integerrimo la notte, quando veniva a trovarmi nel mio sacco a pelo". Nei confronti di don Alberto Lucchina, che si è autosospeso, è in corso un procedimento davanti al Tribunale ecclesiastico regionale: la vittima, ascoltata, ha confermato gli episodi. Il fratello, don Maurizio, è stato invece denunciato in Procura dall’altra donna, anche lei sostenuta da Rete L’abuso, che ha depositato una chiavetta Usb con la videoregistrazione di un incontro con il sacerdote avvenuto nel 2021 e ha citato come testimoni una psichiatra, una psicologa e un’educatrice. Dopo gli episodi, avvenuti in casa e nell’ambiente della parrocchia, la donna ha vissuto infatti una profonda e crisi, sfociata l’anno scorso nella decisione di denunciare. Testimoni mai ascoltati.

Anche la donna e il parroco non sono mai stati convocati dalla Procura, che ha chiesto da subito l’archiviazione perché il termine per denunciare la violenza sessuale è scaduto il primo gennaio 2017. "Termini così stringenti non hanno senso – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione – perché gli abusi avvenuti in questo ambiente hanno un iter di maturazione lunghissimo. Secondo gli studi, una persona può arrivare alla scelta di denunciare anche dopo 35 anni. Noi abbiamo raccolto in questi anni circa 1.400 segnalazioni: il 90% è improcedibile, sia in ambito civile che penale, perché i reati sono già prescritti".

 

 

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