Dentix
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Milano, 2 luglio 2020 - «Siete spariti? A chi ci dobbiamo rivolgere? Alla polizia?". Uno dei pazienti milanesi della catena Dentix ha sfogato la sua rabbia mettendo tre domande nero su bianco, su un foglio appiccicato sulla vetrina di uno degli studi odontoiatrici che dopo il lockdown non ha più riaperto, lasciando i clienti con interventi da completare e le rate dei contratti di finanziamento sottoscritti da pagare ogni mese. Il ramo italiano della catena spagnola tenta intanto la strada di un piano di rilancio per scongiurare il fallimento. Il gruppo ha presentato infatti al Tribunale di Milano la richiesta di concordato preventivo in continuità. L’obiettivo ora, attraverso un piano di ristrutturazione del debito, "è quello di arrivare alla riapertura delle cliniche in condizioni di sicurezza, prestare le cure necessarie ai pazienti, ristrutturare il debito finanziario, tutelare i creditori, i dipendenti e collaboratori".

Anche in Spagna il marchio lo scorso 13 marzo ha avanzato una richiesta analoga. Dopo circa 3 mesi e mezzo, Dentix Spagna sta rinegoziando con le banche per riscadenziare e ristrutturare il debito e avere nuova liquidità. La filiale iberica ha già gradualmente riaperto quasi tutti i centri odontoiatrici. "Abbiamo lavorato e riflettuto su diverse ipotesi per tornare all’operatività in Italia nel miglior modo possibile, senza venire meno agli impegni che ci siamo assunti. Quella del concordato preventivo in continuità è la scelta migliore per tutelare gli interessi di tutti: in primis i nostri pazienti, i dipendenti, i creditori e la società", sottolinea Angel Lorenzo Muriel, il dentista spagnolo che ha fondato nel 2001 il brand e ne è presidente.

La posta in gioco non è da poco, perché Dentix Italia, creata nel 2014, conta 56 cliniche e 420 dipendenti (un centinaio avrebbero già rassegnato le dimissioni, mentre gli stipendi degli altri per ora sono coperti dal Fondo di integrazione salariale), parte della rete di oltre 350 studi in Europa e America Latina. Il business è cresciuto grazie a offerte low cost e la spinta sui pagamenti a rate attraverso contratti con tre finanziarie partner, fino a quando la bolla è esplosa. E sono migliaia i pazienti che attendono una risposta. "La richiesta di concordato potrebbe essere solo un tentativo di allungare i tempi", spiega Carmelo Benenti, presidente di Federconsumatori Milano, che si sta occupando di oltre 200 posizioni solo in città. "Il fallimento potrebbe consentire di recuperare i soldi più rapidamente – prosegue – nel frattempo le rate dei finanziamenti vanno pagate, e il consiglio è quello di rivolgersi a un professionista per quantificare gli interventi ancora da compiere. Nei prossimi giorni presenteremo anche un esposto in Procura".