Cyberbullismo
Cyberbullismo

Milano, 1 giugno 2017 - Al cyberbullismo si associa il ritorno all’allarme droga per i giovanissimi. «Da qualche giorno è ricoverata da noi una ragazza che purtroppo dopo aver sniffato e fatto uso di varie droghe, cannabis mixata con la morfina, cocaina, è passata al buco. Abbiamo segnalato il caso alle forze dell’ordine. Si fa concreto il rischio di ritrovarsi non degli over 18 tossicodipendenti ma dei 15-16enni che si bucano in vena»: a dirlo è Luca Bernardo, direttore della Casa Pediatrica e Centro antibullismo dell’Ospedale Fabenefratelli. È un’altra sfaccettattura del disagio giovanile, che si aggiunge al cyberbullismo, sexting e a quel fenomeno chiamato «Balena blu». Quest’ultima una sfida folle, un gioco di morte, che dai meandri del web, attraverso un tutor, istigherebbe gli adolescenti al suicidio. Anche questo tema è rimbalzato ieri nel convegno organizzato dal CorecomLombardia, nell’auditorium Gaber, sulle diverse declinazioni del «bullismo», piaga giovanile che in Italia ha fatto una delle prime vittime riconosciute in Carolina Picchio. E i dati parlano chiaro: da una ricerca di Osscom Cattolica nel 2016, e che comprendeva ragazzi più giovani dagli 11 ai 18 anni, si mette in evidenza come ben il 32% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo, cyberbullismo nei 12 mesi precedenti, il 22% di sexting. Chi subisce, generalmente, preferisce tacere. Ma i fari si sono accesi, con il patto fra istituzioni, forze dell’ordine, associazioni e scuole. Collaborazione rafforzata dalla nuova legge nazionale contro il cyberbullismo. Pure la Lombardia da febbraio scorso ne ha una ad hoc, ed altre regioni stanno seguendo la stessa strada.

I ragazzi non sono e non devono sentirsi soli, impotenti. Ma nello stesso tempo «devono acquisire maggiore consapevolezza sull’uso delle tecnologie», ha messo in guardia il Comandante provinciale dei Carabinieri, Canio Giuseppe La Gala. E imparare anche a tutelare la propria reputazione sul web, tenendo conto che ogni foto, ogni parola postata, se non misurata, ha delle conseguenze. E resta per anni nel mare magnum della Rete. Addio privacy. «Le parole sono peggio delle botte». Carolina Picchio prima di lanciarsi dalla finestra ha lasciato scritto il messaggio ai suoi coetanei: «Spero che siate più sensibili alle parole». L’ha ricordato ieri il suo tenerissimo papà, Paolo Picchio, premiato per il suo impegno: gira l’Italia per raccontare ai ragazzi quanto male si può fare, anche inconsapevolmente, con parole, scatti rubati e postati sul web, ma non smette un secondo di ringraziare sua figlia, «che forse tanto nativa digitale non era vista la profondità degli scritti che mi ha lasciato. Se sono qui lo devo solo a lei». In un appassionato intervento, Lisa Di Bernardino, vice questore aggiunto della polizia di Stato, mamma anche lei, ha ricordato come da parte delle forze dell’ordine è stata fatto tutto, siti, app, quindi non ci sono scuse, nemmeno da parte dei genitori «ma ragazzi ora svegliatevi, parlatevi, rispettatevi». Altro che gioco. La repressione non basta, ha ricordato anche il presidente del Consiglio, Raffaele Cattaneo, siamo difronte ad un’emergenza educativa che va «curata», per liberarsi dalla «dittatura» dei like ad ogni costo. «Educare i giovani e gli adulti - ha ricordato Ciro Cascone procuratore capo del Tribunale dei minori - In un’epoca in cui ancora discutiamo dell’utilità dei vaccini, dobbiamo dunque porci il problema di come vaccinare e immunizzare a livello psicologico ed emotivo i ragazzi da questi rischi». Da tre anni, ha ricordato la presidente del Corecom, Federica Zanella, «funziona il nostro sportello Help Web reputation che aiuta i giovani a rimuovere contenuti offensivi, commenti, video, foto legati al cyberbullismo con una percentuale di successo dei casi dell’87%».