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24 feb 2022

Crisi Saipem, la rabbia dei dipendenti

Tonfo in Borsa e sindacati in allarme a Metanopoli: "Non accetteremo esuberi, intervengano Eni e Cdp"

L’amministratore delegato della multinazionale Francesco Caio
L’amministratore delegato della multinazionale Francesco Caio
L’amministratore delegato della multinazionale Francesco Caio

La giornata di ieri ha fatto registrate un nuovo tonfo per Saipem in piazza Affari: il titolo ha chiuso la seduta con un calo del 5,16% a 1 euro. In meno di un mese, dallo scorso 31 gennaio quanto è stato lanciato l’allarme sui conti con un rosso superiore a un terzo del capitale sociale e un miliardo in meno di ricavi, il titolo ha perso oltre il 50% del suo valore, con una capitalizzazione ormai ridotta a 1,01 miliardi di euro. E il terremoto in Borsa fa suonare un nuovo campanello d’allarme a San Donato Milanese, quartier generale della multinazionale che si occupa della realizzazione di impianti e infrastrutture per il settore energetico. Solo a Milano tremila dipendenti, su 32mila in tutto il mondo, con il fiato sospeso e in attesa degli sviluppi sulla crisi emersa nelle scorse settimane. "Riteniamo gravissimo quanto sta accadendo ed esprimiamo profonda disapprovazione nei confronti della gestione manageriale che, dopo i ripetuti fallimenti delle direzioni precedenti, con venti miliardi di capitalizzazione bruciati in dieci anni, ci ha riportati in una condizione di sostanziale insolvenza e insostenibilità dell’intera struttura aziendale", si legge in una nota diffusa da rappresentanti sindacali e segreterie territoriali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil dopo accese assemblee con i dipendenti. "Non accetteremo alcun piano di risanamento che passi attraverso il sacrificio di posti di lavoro, spacchettamenti e cessioni". I sindacati passano quindi la palla e Eni e Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), chiedendo "un intervento immediato al fine di presentare il 16 marzo un piano industriale che includa Saipem all’interno di un perimetro di gruppo, per un duraturo vero e sano rilancio della nostra realtà". Il timore, quindi, è quello di risparmi sul costo del lavoro per far quadrare i conti, applicando esuberi. Una situazione che potrebbe aggravarsi a causa dell’aumento del ...

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