Anche l’ospedale in Fiera, riaperto a ottobre 2020, è tornato in stand-by
Anche l’ospedale in Fiera, riaperto a ottobre 2020, è tornato in stand-by

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Mille ricoverati per Covid, in Lombardia, non si vedevano dalla metà di ottobre, quando la seconda ondata li portò dai 905 del 16 ottobre ai 1.039 del 17; all’epoca i contagiati crescevano quotidanamente a botte di oltre 2.500 (di 1.400 nel Milanese) e il virus mandava all’ospedale più di cento lombardi al giorno, fino a sfondare il tetto di novemila a metà novembre, più di ottomila nei reparti e oltre 900 in terapia intensiva. Senza avvicinarsi al picco della prima ondata, a Pasqua 2020, con quasi 1.400 lombardi attaccati a un respiratore e altri dodicimila nei reparti Corona che colonizzavano gli ospedali; un anno dopo, nella seconda metà dello scorso marzo, la terza ondata ha sfiorato gli ottomila letti occupati per virus (di cui oltre 860 in terapia intensiva), ma anche durante la tregua d’inizio anno erano scesi appena sotto i 4mila.
Ieri erano mille spaccati: 167 malati di Covid in terapia intensiva (in calo di tre in ventiquattr’ore), 833 nei reparti (in calo di 24), quasi un terzo rispetto ai poco meno di tremila complessivi che si contavano un anno fa, benché i nuovi contagiati scoperti ieri in Lombardia, 359, siano poco meno del triplo di quelli che si trovavano allora (con la metà dei tamponi), mentre i morti (16 ieri) rispetto al 6 giugno 2020 sono la metà. Nel mezzo c’è stata una campagna vaccinale partita a rilento ma dai più deboli (gli ospiti delle Rsa insieme ai sanitari, poi gli anziani), che ha accelerato da aprile e venerdì scorso è tornata a superare le centomila iniezioni in un giorno. Ieri all’alba tutte le province lombarde avevano scollinato la metà della popolazione vaccinabile raggiunta con la prima dose (Lecco sfiora il 57%), tranne quelle di Mantova (al 46%) e di Milano, che tocca il 49% e dove abita, in definitiva, un terzo dei lombardi.
La città di Milano , che si avvicina al 48% di copertura con almeno un’iniezione antiCovid, da ormai una settimana è però tecnicamente “zona bianca“: nell’ultimo monitoraggio dell’Ats Metropolitana, relativo alla settimana tra il 24 e il 30 maggio, nessuno dei 38 quartieri in cui i codici d’avviamento postale dividono la metropoli superava i 50 nuovi contagiati dal coronavirus per centomila abitanti nei sette giorni. Tra i sei maxicomuni dell’hinterland Nord solo Sesto arrivava giusto al valore limite, nel Rhodense lo superavano quattro comuni su 23, nell’Est solo quattro su 53 mentre il distretto Ovest milanese contava sei comuni su 49 sopra-soglia, di cui quattro sopra i cento nuovi casi per centomila; ma si tratta di paesi pochissimo popolosi, in cui pochi contagi possono far sballare il contatore.