La manifestazione Bauli in Piazza dei lavoratori dello spettacolo in piazza Duomo a Milano
La manifestazione Bauli in Piazza dei lavoratori dello spettacolo in piazza Duomo a Milano

Milano, 14 ottobre 2020 - 

Claudio Trotta, fondatore della Barley Arts, promoter dei concerti italiani di Bruce Springsteen, la protesta dei bauli in Piazza Duomo è stata utile per sensibilizzare il Governo e l’opinione pubblica sui problemi in cui versano i lavoratori dello spettacolo?
"Le proteste, quando sono ragionate e mediaticamente rilevanti, sono sempre utili. Nel caso dei bauli si è trattato di un flash mob, un format europeo che è stato messo in scena in Piazza del Duomo. Purtroppo però tutte queste iniziative hanno generato solo un topolino".


La montagna di proteste ha generato un topolino di risposte?
"Esatto. Non mi sembra che il Governo abbia modificato la posizione iniziale, cioè che con il metodo dei voucher e con qualche finanziamento pubblico il settore spettacolo possa continuare a vivere anche se agli operatori è impedito quotidianamente di lavorare. Si tratta di un assunto sbagliato che sta generando enormi problemi: ogni giorno chiudono società, teatri, club, piccoli e grandi".

Uno scenario a tinte fosche...
"La mia visione è che probabilmente non sono sufficienti le modalità di protesta e le reazioni che abbiamo attuato. I risultati sono vicini allo zero. Bisogna fare un salto di qualità e comprendere quali sono le azioni necessarie per modificare questa situazione intollerabile".

Il decreto di lunedì, intanto, ha confermato le capienze per eventi culturali e musicali: numero massimo di 1.000 spettatori per gli eventi all’aperto e 200 per quelli in luoghi chiusi.
"Queste restrizioni non considerano le caratteristiche delle location e le diverse modalità di rispetto del distanziamento fisico, ma fissano dei numeri a tavolino. Mille spettatori all’aperto e 200 al chiuso? Sono numeri che non consentono di sopravvivere a milioni di persone che lavorano nella cultura, nella musica, nel teatro, nel cinema, nella danza e non consentono di vivere a milioni di persone che senza arte e partecipazione sono relegati a un ruolo di semplici consumatori. Prevale il concetto di sopravvivenza e non di vita. Siamo certi che sia giusto?".

Come prosegue l’attività della sua Barley Arts?
"Abbiamo riprogrammato il nostro calendario di concerti e aggiunto alcuni eventi che con questi numeri di capienza, però, non servono neanche a sopravvivere, ma solo a mostrare una falsa ripartenza. Da alcuni mesi non ci sono dei numeri così gravi da giustificare di fermare tutto in nome dell’emergenza sanitaria, eppure è stata alimentata l’opinione che agli spettacoli ci si ammala. Ma l’Agis ha pubblicato una ricerca che dimostra che in questi mesi, negli spettacoli che hanno coinvolto 350 mila persone, si è registrato un solo caso di Covid. Come sempre, quello che conta di più è la percezione, non la realtà".

Cosa si può fare?
"Con l’associazione Slow Music, la settimana prossima, presenteremo un protocollo di sicurezza per gli spettacoli al chiuso, sperando che il Governo lo prenda in considerazione".

Qual è la proposta-chiave del protocollo?
"Il protocollo indica nei test alla porta, test-lampo, il sistema principale per poter lavorare in sicurezza. Alcuni medici ci stanno consigliando quale test proporre al Governo".