Contemporanea e italiana . L’arte parla dei diritti umani

Mostra al Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra: 16 artisti italiani esprimono i diritti umani attraverso l'arte contemporanea. Opere di Pistoletto, Isgrò, Jodice, Mazzi, Senatore e Arienti. Catalogo-volume con testi di Flores e Bernardi.

Contemporanea e italiana . L’arte parla dei diritti umani
Contemporanea e italiana . L’arte parla dei diritti umani

L’arte contemporanea e i diritti, felicissima intesa nella mostra che parla italiano e accompagna il programma delle celebrazioni del 75° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti umani. Nei prestigiosi spazi del Palazzo delle Nazioni Unite, a Ginevra (sino al 15 dicembre, Art and Human Rights, ingresso libero), sedici artisti italiani, di calibro internazionale fra i quali i senior Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò e Mimmo Jodice, ed altri, emergenti negli ultimi trent’anni, da Elena Mazzi a Marinella Senatore e Stefano Arienti, ripercorrono con le loro opere temi fondamentali, dal diritto alla salute, al cibo, a quello della libertà di espressione.

"L’arte è un linguaggio universale, parla a tutti, aiuta a riflettere. Attrae anche un pubblico più giovane. Siamo orgogliosi che sia stato scelto il progetto italiano in occasione di questa importante ricorrenza. L’abbiamo spuntata su tanti altri validi concorrenti", racconta Ilaria Bernardi, curatrice del progetto espositivo promosso dal Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con l’Associazione Genesi, da sempre impegnata nella difesa dei Diritti Umani attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea, presieduta da Letizia Moratti.

Ad accogliere i visitatori, al centro della Galleria, proprio di fronte alla Sala del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, le opere dei tre grandi maestri: la Venere degli stracci (1967) di Michelangelo Pistoletto, tre esemplari dell’Enciclopedia Treccani (1970) di Emilio Isgrò, e Atleti di Ercolano (1985) di Mimmo Jodice. Opere che se osservate oggi, sembrano rinviare idealmente a tematiche molto attuali quali la sostenibilità ambientale, il diritto all’istruzione e la tutela del patrimonio artistico.

Accanto, in un susseguirsi di spazi e di narrazione quasi per capitoli, si ammirano le opere degli artisti delle generazioni successive: si va dal video NUI SIMU (2010) di Marinella Senatore, realizzato attraverso la libera partecipazione di ex minatori di Enna, a ricordare il diritto a un lavoro dignitoso, sino alle produzioni En route to the South, learning to be nomadic (2017) di Elena Mazzi che affrontano il tema dell’agricoltura sostenibile con particolare attenzione all’apicoltura.

La questione della condizione femminile viene indagata con tre opere fra le quali anche The Fire Bites (2019) di Monica Bonvicini che solleva il problema della violenza domestica tragicamente d’attualità in questo tempo, doloroso, che ci è stato dato in sorte. Sei delle opere in esposizione provengono dalla collezione Moratti.

"Mi piace pensare che la mostra sia una sorta di Bignami dell’arte", aggiunge la curatrice "e che il racconto seppur parziale, riesca a toccare i temi cardine della Dichiarazione attraverso specifiche opere di importanti artisti italiani di differenti generazioni". Sui diritti dei minori due i lavori: il video The Picture of Ourselves (2013) di Rä di Martino che ha per soggetto principale una bambina; e il dittico Self Portrait as my Mother on the Phone e Self Portrait as my Father on the Phone (2019) di Silvia Rosi che, immedesimandosi nei suoi genitori, cerca di riappropriarsi delle sue radici.

Completa la mostra anche un catalogo-volume edito da Silvana Editoriale, riccamente illustrato, con testi dello storico Marcello Flores e della curatrice.

Stefania Consenti

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