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Milano, 2 giugno 2020 - Sembrava quasi fatta, con il superamento a febbraio della prova scritta del concorso che metteva in palio l’agognato posto fisso dopo anni di precariato. Poi è arrivata l’emergenza coronavirus: la prova orale in programma per il 9 marzo, nel pieno dell’epidemia, è stata "rinviata a data da destinarsi". Infine i concorsi pubblici sono stati sospesi a livello nazionale, lasciando i precari nella totale incertezza. «In questo periodo di lockdown, mentre le università hanno continuato a fare lezioni e a laureare giovani leve anche per salvarci le vite, mentre la scuola faceva la didattica a distanza, mentre lo stesso Comune di Milano faceva formazione a distanza alle sue dipendenti e attivava varie piattaforme per mantenere un collegamento tra famiglie e genitori, noi precarie siamo state messe all’angolo", racconta una educatrice della scuoladell’infanzia che chiede di rimanere anonima, per timore di ripercussioni sul lavoro. Ha partecipato alla selezione pubblica per la copertura di 32 posti a tempo indeterminato "del profilo professionale di istruttore dei servizi educativi".

Uno dei concorsi pubblici saltati, con i precari che chiedono risposte in giorni segnati da incontri fra Comune e sindacati su scuole e servizi per l’infanzia. "I concorsi al momento sono sospesi – spiega Palazzo Marino – e aspettiamo le direttive di Governo e Regione per ripartire in sicurezza". Intanto, con lo scadere dei contratti, si allunga giorno dopo giorno la lista dei precari del pubblico impiego rimasti senza lavoro e senza un reddito. "Mi sono ritrovata senza lavoro – racconta l’educatrice – in una città chiusa, lontana dai miei anziani genitori e senza risposte sul mio futuro. Risposte che, nonostante le varie sollecitazioni, continuano a non arrivare. Molti di noi, me compresa, rientrerebbe nel piano stabilizzazioni – si sfoga – ma, anche per questo discorso, nessun sindacato ha mai fatto pressing".

Per l’educatrice, tra l’altro, la perdita del lavoro è arrivata con modalità che assumono i contorni di una beffa. "Mentre Conte annunciava “nessuno perderà il lavoro”, tre giorni dopo – spiega – proprio il Comune di Milano, mi lasciava a casa, perché la persona da me sostituita chiedeva di rientrare dall’aspettativa". Un rientro della collega che ha coinciso con la chiusura delle scuole.