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9 lug 2017

La docente di linguaggio di Cognetti . "Matematico e scrittore, mi sconvolse"

Marina Spada racconta l’ex allievo diplomato alla Civica scuola di Cinema

9 lug 2017
fabio florindi
Paolo Cognetti, 29 anni,  vincitore del Premio Strega 2017
Paolo Cognetti, 29 anni, vincitore del Premio Strega 2017
Paolo Cognetti, 29 anni,  vincitore del Premio Strega 2017
Paolo Cognetti, 29 anni, vincitore del Premio Strega 2017

Milano, 0 luglio 2017 - Trentanove anni, milanese, e un Premio Strega appena vinto. È proprio il caso di dire che Paolo Cognetti ha «stregato» tutti con il suo ultimo libro “Le otto montagne”. Per lui sono arrivati i complimenti di molti, anche del Comune di Milano. Cognetti si è diplomato alla Civica scuola di Cinema Luchino Visconti, tra i suoi docenti ha avuto la regista Marina Spada.

Com’era Cognetti da studente?

«Era già quello che è adesso. A 19 anni aveva scritto tutti racconti della sua prima raccolta, pubblicati sei anni dopo. Ero sconvolta dalla maturità del suo lavoro. È stato con noi dai 19 ai 21 anni e frequentava in contemporanea la facoltà di matematica».

Un piccolo genio insomma...

«Ha vinto per due volte il campionato italiano di matematica, è stato un numero uno fin da piccolo, anche se è una persona riservata che non racconta molto di sé».

Lei cosa insegnava?

«Gli ho insegnato produzione e linguaggio. La nostra è una scuola particolare, attrae talenti. Paolo era evidente fin da subito che avesse capacità straordinarie. Infatti ha fatto molti lavori, tra cui diversi documentari su vari scrittori americani».

Le sue migliori attitudini?

«Trovare immediatamente l’idea giusta, riuscire a risolvere i problemi, la creatività e la simpatia. È sempre stato una persona speciale, molto amata dai suoi compagni. E questo nonostante non facesse nulla per farsi notare, è persona molto schiva».

Si aspettava potesse vincere un giorno il Premio Strega?

«Assolutamente sì, l’ho sempre saputo che ci sarebbe riuscito. Ha qualità rarissime. L’ho incoraggiato in tutti i modi a scrivere, quando uno ha quelle qualità lo vedi».

Par di capire che “Le otto montagne” non è stato un fulmine a ciel sereno, prima tanti lavori di qualità...

«E spero che ce ne saranno ancora di suoi libri importanti. Sono convinta che possa essere uno sceneggiatore straordinario, ma lui non vuole scrivere per il cinema. Forse perché significherebbe scrivere assieme ad altri, mentre uno scrittore scrive da solo».

Come crede che si senta adesso?

«Immagino che sarà frastornato, è una persona molto riservata e si è ritrovato all’improvviso all’interno di questo circo mediatico».

Vi siete sentiti dopo la vittoria?

«Gli ho scritto prima, dicendo che ero già davanti a tv, e poi quando ha vinto. Lui mi ha ringraziato, scrivendomi che lo penso sempre».

Che cosa ne pensa del suo libro?

«Immaginavo che avrebbe scritto prima o poi un libro sulla montagna. Ha avuto un maestro con cui scalava, dopo che è morto è andato in Tibet da solo. La montagna per lui è fondativa, identitaria».

Adesso insegnate entrambi nella scuola Visconti: è cambiato rispetto a quando era uno studente?

«È sempre molto umile, racconta la sua esperienza ma abbiamo dovuto insistere molto, perché lui diceva: “Cosa posso insegnare?”. In genere lui preferisce stare da solo col suo cane Lucky. Paolo l’ha preso perché non voleva saperne di fare il cane pastore, se ne andava in giro per i fatti suoi. Così avevano deciso di dargli una botta in testa e chiudere la questione. L’ha adottato per salvargli la vita, ora vanno in giro assieme in montagna...».

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