Prelievo di denaro al bancomat (foto di repertorio Ansa)
Prelievo di denaro al bancomat (foto di repertorio Ansa)

Milano, 18 febbraio 2019 - Oltre al danno la beffa. Il furto delle carte utilizzate per prelevare somme di denaro, e il no delle banche al rimborso dei soldi sottratti dal conto corrente. Due donne, assistite da Federconsumatori Milano, hanno vinto la sfida contro gli istituti di credito. Si sono rivolte all’Arbitro Bancario Finanziario (Abf) di Milano - organismo che si occupa di risolvere le controversie tra clienti e banche evitando lunghe e costose cause in Tribunale - e hanno ottenuto due pronunciamenti favorevoli: gli istituti di credito dovranno rimborsarle del denaro portato via dai ladri. Rimborso che era stato negato dalle banche, che accusavano le clienti di «negligente custodia delle credenziali».

In sostanza avrebbero lasciato il codice segreto nel portafogli, scritto su un foglietto, assieme alla tessera, consentendo ai malviventi di prelevare indisturbati, senza neanche fare lo sforzo di dover “decifrare” il pin. Circostanza negata però dalle due donne, che hanno presentato ricorso. «I casi di controversie con le banche sul rimborso del denaro dopo che una carta è stata rubata o clonata sono sempre più frequenti - spiega il presidente di Federconsumatori Milano, Carmelo Benenti -. Gli istituti di credito tendono a non pagare appigliandosi a cavilli, noi consigliamo di bloccare subito la carta e presentare la denuncia dichiarando che il codice pin non si trovava assieme alla tessera». Casi che aumentano di pari passo con l’incremento di reati informatici, furti di codici segreti, tentativi di clonazione che non risparmiano neanche il nuovo sistema contactless. Nel primo caso finito davanti al collegio di Milano dell’Abf, la signora ha subito il furto del portafogli, sfilato dalla borsetta mentre stava facendo la spesa. Prima che la carta venisse bloccata, i malviventi sono riusciti a prelevare 600 euro.

Ha chiesto il rimborso della somma, come prevede la normativa, ma la banca si è rifiutata sostenendo che «le evidenze informatiche prodotte e la vicinanza temporale» tra il prelievo e il furto «rendono evidente che il codice segreto doveva essere custodito nel portafogli assieme alla tessera». Colpa della scarsa cautela della proprietaria, quindi, se i ladri sono riusciti a effettuare il prelievo. Ma il collegio presieduto da Flavio Lapertosa ha dato torto alla banca, sostenendo che «non ha dimostrato il dolo o la colpa grave del cliente nell’inosservanza delle cautele imposte dalla legge o dal contratto». E l’istituto dovrà rimborsare la somma, al netto della franchigia. Anche nel secondo caso la cliente è stata vittima di borseggiatori, che poi sono riusciti a sottrarre dal conto 2.774 euro attraverso quattro operazioni con carta di credito e tre con bancomat. «La circostanza dell’avvenuto superamento del plafond giornaliero di 500 euro - si legge nel provvedimento dell’Abf - fa presumere il rischio frode», sul quale la banca «aveva un obbligo di vigilanza e di attivazione, nel senso di bloccare la carta». E, anche in questo caso, l’istituto di credito dovrà pagare.