Cavo d’acciaio in mezzo a viale Toscana, trappola mortale per auto e moto. Un arresto, caccia ai complici: gli indizi sui social

Milano, si è rischiata la tragedia in viale Toscana. Il 24enne fermato era con due amici: sulle prime si è mostrato poco collaborativo, poi in caserma ha cambiato atteggiamento

Il cavo di ferro utilizzato e il segno lasciato sugli alberi in viale Toscana
Il cavo di ferro utilizzato e il segno lasciato sugli alberi in viale Toscana

Milano, 4 gennaio 2024 – Un cavo d'acciaio del diametro di poco meno di un centimetro. Sottilissimo, composto da fili intrecciati e quasi invisibile a distanza. Una trappola mortale per automobilisti e motociclisti. Stando ai primi accertamenti dei carabinieri, il cavo utilizzato la notte scorsa in viale Toscana da A.B. e dai due amici ancora ricercati sarebbe stato rubato in un'area di cantiere, non ancora individuata con precisione, vicino al punto in cui è stato poi fissato da un lato a un palo della segnaletica stradale e dall'altro al corrimano della pensilina Atm e a un albero, a due passi dall'incrocio con via Ripamonti.

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L'arrestato

Capelli lunghi, giubbotto nero, pantaloni della tuta di colore rosso, il ventiquattrenne arrestato dai militari del Radiomobile con le accuse di strage, attentato alla sicurezza dei trasporti e ricettazione è stato intercettato poco prima delle 2.45 in viale Sabotino: sulle prime, si è mostrato poco collaborativo con i carabinieri, che gli hanno subito chiesto cosa avesse fatto poco prima in viale Toscana. In caserma, invece, A.B. ha cambiato atteggiamento, spiegando di aver agito insieme ad altri due ragazzi, di cui conoscerebbe soltanto il nome di battesimo e i profili Instagram.

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Caccia ai due complici

E' proprio da quelle indicazioni che sono partiti gli accertamenti investigativi per risalire alle loro identità: al setaccio i post sui social per dare un nome vero ai nickname; con ogni probabilità, i due hanno noleggiato uno scooter per allontanarsi da viale Toscana. Solo dopo alcune ore, stando a chi ha avuto modo di incontrarlo, il ventiquattrenne finito in manette si sarebbe realmente accorto della gravità di quello che aveva fatto, apprendendo dai carabinieri che di lì a poco sarebbe stato accompagnato in carcere a San Vittore, come disposto dal pm di turno Enrico Pavone.

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