Il cartellone pubblicitario sulla chiesa è troppo grande: ultimatum del Tar al Comune

Milano, Urban Vision contesta la grandezza dei teloni su San Marco: sono più ampi del 30% rispetto ai ponteggi e quindi fuorilegge

Uno degli impianti pubblicitari installati nei mesi scorsi sui ponteggi della Chiesa di San Marco

Uno degli impianti pubblicitari installati nei mesi scorsi sui ponteggi della Chiesa di San Marco

Milano – Le foto che si trovano ancora sul web sembrano non lasciare spazio alle interpretazioni: la superficie dai cartelloni pare coprire per più di un terzo quella dell’area cantierizzata. La pensano così i vertici di Urban Vision, che hanno chiesto al Tar di obbligare il Comune a fornire i documenti relativi all’impianto pubblicitario installato lo scorso anno sui ponteggi del lato absidale della Chiesa di San Marco.

Stando a quanto emerge dalla sentenza che ha accolto il ricorso, la spa specializzata nel campo dei cosiddetti "restauri sponsorizzati" ha contestato la grandezza degli impianti gestiti dalla competitor Fpm Pubblicità srl sul lato di via Cernaia e via Fatebenefratelli del luogo di culto romanico, che la tradizione vuole dedicato a San Marco per riconoscenza dell’aiuto prestato da Venezia a Milano contro Federico Barbarossa e che per tre mesi ospitò in canonica pure un giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart; senza dimenticare la prima esecuzione della Messa da Requiem di Giuseppe Verdi il 22 maggio 1874, in onore dello scrittore Alessandro Manzoni a un anno esatto dalla sua scomparsa.

I legali di Urban Vision hanno spiegato che la diffusione dei messaggi promozionali su un bene di interesse culturale è subordinata al rilascio dell’autorizzazione del Comune e al nulla osta della Sovrintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della Città metropolitana "per la verifica della compatibilità dell’attività pubblicitaria con il carattere storico-artistico dell’immobile".

Le regole, secondo i ricorrenti, sono chiarissime: tre circolari del Ministero della Cultura hanno stabilito che "la dimensione dell’immagine pubblicitaria non dovrà, di regola, eccedere il 30% della superficie dei teli di protezione dei ponteggi", da calcolarsi in relazione "allo specifico fronte su cui insiste l’immagine pubblicitaria". Fatta questa premessa, Urban Vision ha aggiunto che, "ictu oculi (locuzione latina che sta per “a colpo d’occhio”, ndr), le dimensioni delle immagini pubblicitarie diffuse attraverso l’impianto della Chiesa di San Marco eccederebbero i limiti indicati". Lo sforamento, l’accusa, avrebbe generato "un’alterazione della concorrenza", il che "radica l’interesse degli operatori economici concorrenti a conoscere il contenuto degli atti autorizzativi sulla base dei quali è installato e gestito l’impianto". Forte di queste convinzioni, il 19 ottobre 2023 la società ha chiesto a Palazzo Marino i provvedimenti legati a San Marco, ma l’istanza è stata respinta il 9 novembre.

A quel punto, Urban Vision si è rivolta al Tribunale amministrativo, che due giorni fa ha ordinato al Comune di esibire gli atti entro 30 giorni. Per il collegio presieduto da Marco Bignami, sussiste il diritto della spa "a conoscere i documenti richiesti", tenuto conto della giurisprudenza in materia e del fatto che "la nozione di interesse a conoscere è più ampia ed estesa rispetto a quella dell’interesse all’impugnazione".

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