Milano -  Un ragazzo si attacca al tram dall’esterno, poi lascia la presa e prova a gareggiare con il mezzo pubblico pattinando. Un gruppo di tre giovanissimi, invece, sceglie un mezzo Amsa per la raccolta dei rifiuti aggrappandosi al cassone e restando lì, in piedi, con le mani attaccate al bordo, quando il veicolo parte. Attorno, urla presumibilmente di amici che filmano la scena. Ogni giorno vengono postati su Instagram nuovi video di imprese pericolosissime che mostrano come a Milano la moda del "bus surfing" stia purtroppo raccogliendo nuovi seguaci. Il motivo è sempre lo stesso: conquistare popolarità sui social affrontando sfide sempre diverse e sempre più rischiose. Cos’è il "bus surfing"? L’ultima follia. Consiste nel saltare sul retro di un mezzo pubblico, o nel restare in equilibrio sulla parte laterale, mentre questo è in movimento.

Una moda che da Londra e Berlino si è diffusa pure a Milano. Poco più di due mesi fa, su queste pagine, comparivano le immagini di giovani in equilibrio precario sulla parte posteriore di un tram puntando i piedi su una sporgenza e di altri che si attaccavano agli autobus sollevando leggermente il portellone e restando ancorati, "seguendo" il mezzo in movimento in sella a bici, su skateboard, pattini o monopattini. La sfida consiste nel resistere il più possibile senza che il conducente di turno se ne accorga. I protagonisti sembrano tutti non essere consapevoli di mettere a repentaglio la propria vita: basterebbe un sobbalzo del veicolo per cadere. Oppure che il mezzo sbandasse o venisse investito. Ma anche un semplice malore potrebbe costare caro. Sulla pagina Instagram di orgoglio.milanese, ieri è comparsa una "storia" con un ragazzo che pattina sui rollerblade attaccato a un tram. Indossa il casco mentre sfreccia in strada. A un certo punto si stacca e improvvisa una sorta di gara, provando a restare al passo con il tram.

Su Milanobelladadio, invece, è spuntato un video con un mezzo Amsa preso di mira in zona Giambellino. Didascalia: "Follie notturne", sotto la scena di tre ragazzi che si sistemano sul retro e lì restano quando il furgone parte. Tra i commenti, c’è chi scrive "Mi hanno dato una bella idea". I filmati postati sui social sono purtroppo d’ispirazione per altri, che a loro volta provano a fare lo stesso. "Ci si spinge sempre più in alto, cercando azioni sempre più estreme, alla ricerca di consensi - commenta Fabiola Minoletti, vicepresidente del Coordinamento comitati milanesi - e questa moda pericolosa purtroppo genera emulazioni". Lo scorso anno, in Trentino, era scattato anche l’allarme per il "train surfing": due writer si erano aggrappati all’ultima carrozza di un convoglio tra Bolzano e Merano riprendendosi con un drone.