GIAMBATTISTA
Cronaca

Bracconaggio in Regione. I legali dei denunciati invitati in commissione a replicare ai carabinieri

È accaduto ieri al Pirellone. Le opposizioni: "Precedente gravissimo. . Ora chiameremo gli avvocati dei mafiosi per discutere di beni confiscati?". Il centrodestra: "Un punto di vista diverso per un quadro più completo".

Anastasio

Il centrodestra lombardo ha ritenuto opportuno invitare in una commissione del Consiglio regionale tre avvocati che assistono o hanno assistito persone accusate di bracconaggio perché potessero render note le loro considerazioni in merito alla relazione su questa fattispecie di reato esposta poco prima, durante la medesima commissione regionale, dal generale dell’Arma dei carabinieri che ha condotto i controlli nei quali sono rimasti coinvolti alcuni loro clienti. Come se l’aula di una commissione regionale fosse un’aula di tribunale. Come se non sussistesse l’eventualità che questi avvocati potessero esprimere una visione di parte. Come fosse scontato che la parola di un generale dei carabinieri non sia una parola terza ma necessiti di un contrappeso. Ma anche fosse, i tre invitati non erano rappresentanti di associazioni di cacciatori, ma, appunto avvocati: uno di loro, Alberto Scapaticci, ha pure precisato pubblicamente di "non essere mai stato un cacciatore" in vita sua. In ogni caso, non vi erano altri soggetti che potessero eventualmente esprimere visioni di parte completando così lo spettro di posizioni sul tema: non c’erano associazioni animaliste, ad esempio. Un fatto che ha provocato lo stupore e la rivolta delle opposizioni di centrosinistra, che invieranno una segnalazione all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale.

Nel dettaglio, tutto è avvenuto ieri nel corso della seduta congiunta delle commissioni Antimafia e Agricoltura (competente sulla caccia) convocata per approfondire il fenomeno del bracconaggio come chiesto da Michela Palestra, consigliera regionale del Patto Civico. A riferire degli esiti delle operazioni “Balia Nera“ e “Pettirosso“ è stato il Generale del raggruppamento Carabinieri Cites di Roma, Giorgio Maria Borrelli. Quanto ai tre avvocati, sono stati invitati dal consigliere regionale Carlo Bravo, eletto in Fratelli d’Italia, vicepresidente della Commissione Agricoltura, cacciatore a sua volta e a sua volta denunciato dai carabinieri forestali per presunte irregolarità degli anelli di riconoscimento rinvenuti al tarso di alcuni uccelli usati come richiami vivi, ovvero come esche per altre prede. Ma al di là di Bravo tutti i consiglieri di centrodestra presenti ieri in commissione hanno difeso la scelta di audire i tre legali, a partire da Floriano Massardi, leghista, presidente della Commissione Agricoltura, anch’egli cacciatore e anch’egli denunciato dai forestali. Tutti hanno sottolineato che si trattava di raccogliere "un punto di vista diverso (da quello del generale dei carabin ieri ndr) per avere un quadro più completo e approfondito del fenomeno".

Il disvelamento dei tre legali è stato progressivo. Ancora ieri sera l’ordine del giorno della seduta – scaricabile dal sito internet del Consiglio regionale – elencava gli auditi in modo decisamente sintetico: "Tre avvocati". Punto. Via via si sono saputi i loro nomi: Alberto Scapaticci, Mattia Guarnieri e Alberto Bonardi. Poi è emerso che lavorano o collaborano con associazioni venatorie: Associazione Cacciatori Lombardi, Anuu (Associazione Migratoristi) e Federcaccia. Infine è emerso che, in aggiunta, tutti e tre assistono o hanno assistito persone rimaste coinvolte nelle indagini dei carabinieri contro il bracconaggio. "Me lo aveva comunicato lo stesso Bravo già martedì in risposta ad una mia precisa richiesta – fa sapere Palestra –. Mi ha comunicato come fosse normale che questi legali hanno patrocinato diverse cause sorte a fronte delle contestazioni avanzata dai carabinieri forestali durante le operazioni antibracconaggio". In commissione sono stati gli stessi legali – incalzati da Paolo Romano, consigliere regionale del Pd, a dichiarare di avere tra i loro clienti persone coinvolte in inchieste sul bracconaggio. Un fatto più unico che raro per chi segua le vicende del Consiglio regionale. Abbastanza per scatenare le polemiche del centrosinistra.

"Sono stupita e incredula – dice Palestra –: si è tentato di trasformare una commissione informativa in un contradditorio tra parti contrapposte con l’aggravante che fino all’ultimo non siamo stati messi al corrente di chi fossero questi avvocati, chi rappresentassero e perché dovessero essere auditi. Se si voleva un confronto tra posizioni diverse, perché non invitare anche gli animalisti?". "Abbiamo assistito a una situazione assurda – fanno sapere Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd e lo stesso Romano –. Di fronte alle forze dell’ordine si è messo in atto un simil-processo, tra l’altro all’oscuro delle Commissioni stesse. Non osiamo immaginare se questo metodo fosse stato utilizzato su temi di mafia: da un lato avremmo invitato la Procura antimafia e dall’altro gli avvocati degli imputati per mafia? Fa ancora più specie che i tre avvocati siano stati inseriti nell’audizione su richiesta del consigliere di Fratelli d’Italia, Carlo Bravo, denunciato per gli anellini contraffatti sui richiami vivi, ovvero l’unica tipologia di reato collegata al bracconaggio su cui gli avvocati invitati si sono espressi, senza commentare in nessun modo tutte le altre tipologie descritte dalla relazione dei carabinieri. Durante l’audizione – aggiungono Majorino e Romano – è stato chiesto espressamente se questi legali rappresentassero il consigliere Bravo e non ci è stata fornita alcuna risposta, ma è stato invocato il segreto professionale da uno di essi. Non vogliamo pensare sia possibile che un consigliere regionale denunciato su un tema porti in audizione in Commissioni consiliari su quel tema, davanti ai carabinieri, il suo avvocato". "Sottoporrò quanto avvenuto all’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale – annuncia Onorio Rosati, consigliere di Alleanza Verdi Sinistra –, questo è un precedente molto grave".

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