Una dose nel boschetto si trova a qualsiasi ora
Una dose nel boschetto si trova a qualsiasi ora

Milano, 17 novembre 2018 - C'è chi lo chiama il boschetto della droga, chi obitorio a cielo aperto. Un luogo dove i tossici restano ora accasciati a terra, alcuni con la siringa in bocca. Scene documentate dalle fotografie che publichiamo. Siamo a Rogoredo, nell’area che rappresenta la più grande piazza di spaccio della Lombardia e che dal polmone verde di via Sant’Arialdo si allarga in via Orwell, tra i piloni della tangenziale e la ferrovia. Il viavai di pusher ed eroinomani non si è mai interrotto nonostante i blitz e le pressioni delle forze dell’ordine, nonostante l’impegno che sta già cambiando (in meglio) la porzione verde, nonostante il muro di 600 metri eretto da Rfi su disposizione della Prefettura, che ora rende inaccessibile la staccionata accanto ai binari dell’Alta velocità e blocca una via di fuga in caso di controlli a sorpresa, nonostante il cancello sbarrato a ridosso del deposito ferroviario.

La verità è che spacciatori e tossicodipendenti non sono mai scomparsi, semmai sono cambiati i punti di rifornimento e di consumo. Ultimamente si osserva una migrazione forzata da via Orwell verso San Donato, per via della nuova barriera di cemento, e una tendenza a spostarsi in punti sempre più interni del boschetto. E che Rogoredo sia un’emergenza è chiaro a tutti, basti dire giovedì la questione era in pole position tra le priorità indicate al tavolo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Renato Saccone e che ieri l’area è stata oggetto di un sopralluogo dell’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera.

Persone accasciate a terra, altre alla ricerca disperata di dosi, altre ancora con aghi conficcati nella pelle. Pare di tornare indietro di quarant’anni quando la piaga dell’eroina era un fenomeno visibile, sotto gli occhi di tutti, anche nei parchetti sotto casa. Una realtà che a Rogoredo pare cristallizzata nonostante gli sforzi (l’Amministrazione si sta impegnando a riqualificare tutta l’area verde, il boschetto e dintorni, con l’aiuto di Italia Nostra) e i controlli quotidiani delle forze dell’ordine. Il primo obiettivo è annientare la disperazione, azzerare le croci. I decessi per overdose sono aumentati negli ultimi anni. Tra i casi più drammatici, quello dello scorso settembre: i soccorritori del 118 hanno provato a rianimare un 25enne di origine ucraina ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Vita spezzata dall’eroina.

Non ci sono solo disperati, a caccia di dosi: come documentato su queste pagine nei giorni scorsi, sono sempre di più i ragazzi “normali” che dalle zone della movida si spostano verso Rogoredo con gli scooter per acquistare la sostanza, non da iniettare ma da fumare con le pipette. La strada pare sempre in salita.