Bellinzago, addio alla torre dell’acquedotto: "Non vale la pena di restaurarla"

Dopo perizie e analisi Cap decreta l’abbattimento del serbatoio costruito 60 anni fa

La torre dell’acquedotto di via Papa Giovanni XXIII sarà presto demolita

La torre dell’acquedotto di via Papa Giovanni XXIII sarà presto demolita

Bellinzago Lombardo (Milano) – Le crepe e il degrado la divorano da tempo, restaurarla avrebbe costi esorbitanti, Cap decreta il requiem. E anche a Bellinzago Lombardo, come già fu a Gorgonzola lo scorso anno e a Cassina de’ Pecchi pochi mesi fa, sarà demolizione per la torre dell’acquedotto di via Papa Giovanni XXIII, costruita nel 1964, ufficialmente messa in pensione da un pezzo. La demolizione avverrà in estate. Nelle scorse settimane l’ufficializzazione da parte di Cap, che sull’edificio ha eseguito perizie e stime.

Nessun rischio crolli ma criticità che avevano già reso necessarie imbragature anti calcinaccio. Mantenerla in piedi per i tecnici è un’operazione antieconomica. La notizia vola in rete, la conferma è del sindaco Michele Avola. "Un po’ mi spiace, come spiace a molti cittadini. Ma la scelta non è nostra, perché la struttura non è nostra. E in nessun modo esiste per noi la possibilità di farci carico dei costi di risanamento".

Demolizione in estate, in date ancora da definire, e con un protocollo ormai collaudato: “smontaggio” a dischi e trasporto aereo dei singoli pezzi. Si lavorerà, su carta, almeno due o tre settimane. Nel periodo precedente saranno concordate con Cap e le imprese incaricate, alla presenza della polizia locale, le misure di sicurezza e le indispensabili modifiche alla viabilità, via via comunicate ai cittadini. Anche qui, come in altri centri dove le operazioni sono state svolte in passato, la torre piezometrica si trova in un’area densamente abitata e a ridosso di case e condomìni.

La questione torre è già al centro di contatti fra Comune e Consorzio acqua potabile da qualche tempo. "Il Consorzio – spiega Avola – ci ha comunicato ufficialmente nei giorni scorsi la dismissione della struttura. Sappiamo che da tempo la tendenza è a smantellare. Qui come altrove le torri sono comunque malmesse. Nel nostro caso un preventivo di restauro conservativo si aggira intorno al milione di euro. Non proponibile, me ne rendo conto". La documentazione non attesta rischio crolli. Ma pesanti criticità quelle sì. Le stesse che, da tempo, avevano preoccupato alcuni residenti. "Già quattro anni fa – scrive una di questi – avevo scattato foto che documentavano la pericolosità della struttura. Grosse crepe nel serbatoio in alto e alla base e scrostamento del cemento armato dei pilastri fino a vederne il ferro arrugginito. E lì vicino c’è una scuola".

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