Aura Pasa, menestrella nel lager. I suoi preziosi taccuini in mostra

La Casa della Memoria ospita l’esposizione organizzata da Aned grazie alla figlia Giuliana Zampieri. I disegni realizzati nei sei mesi trascorsi nel 1945 nel campo di concentramento di Bolzano .

Aura Pasa, menestrella nel lager. I suoi preziosi taccuini in mostra

Aura Pasa, menestrella nel lager. I suoi preziosi taccuini in mostra

Pensiamo subito ad Auschwitz. Ma noi avevamo il Campo di concentramento allestito e gestito dalle SS a Bolzano tra l’estate del 1944 e la primavera del 1945. Pur avendo rappresentato, insieme alla Risiera di San Sabba, il principale luogo di detenzione e di tortura nazista in Italia, fin dai mesi successivi alla Liberazione, era stata fatta opera di rimozione.

Il lavoro del recupero della memoria, iniziato negli anni Settanta proseguito negli Ottanta, ha ritrovato vigore. Ecco che la mostra da oggi aperta al pubblico (sino al 25 febbraio) nella Casa della Memoria in via Confalonieri aiuta a non dimenticare: Menestrella nel lager Disegni e filastrocche di Aura Pasa – Bolzano 1944-45 (ingresso libero). "Una testimonianza fuori dal comune che illumina lo straordinario spirito di una donna partigiana e ricostruisce “la fisicità” del Lager di Bolzano", di cui sopravvive solo un anonimo muro di cinta. Taccuini, oggetti e lettere in mostra: i disegni e le filastrocche che Aura Pasa realizzò nel Lager di Bolzano (dal quale uscirà viva, morirà nel 1978) raccontano l’organizzazione, la vita e le relazioni all’interno del Campo (anche le persone, da Pippo l’elettricista al cuoco Herbert) e la grande voglia di vivere seppure in quel drammatico contesto. Il Campo di Bolzano era un Campo di transito, come Fossoli, dove i nazisti radunarono, tra l’estate 1944 e la primavera 1945, 9.500 prigionieri destinati a una successiva deportazione verso i grandi Lager del territorio del Terzo Reich. Sono documentate diverse decine di uccisioni di prigionieri, talvolta con metodi particolarmente efferati. Si stima, racconta Dario Venegoni, presidente Aned, che tra i prigionieri del campo vi fosse in media un ucciso ogni quattro giorni. Frustate, percosse, vessazioni erano all’ordine del giorno. In questo clima di violenza e di morte, Aura Pasa conserva la forza di fare dell’ironia cercando di esorcizzare un destino in cui i prigionieri sono ridotti a numeri, in balia dei carcerieri. La mostra è stata progettata e realizzata dall’Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti, in collaborazione e grazie alla generosità della figlia, Giuliana Zampieri. Pasa, diplomata presso la Reale Accademia delle Belle Arti di Venezia, liberale e democratica, era una partigiana combattente. Arrestata il 16 ottobre, interrogata a lungo, il 28 venne trasferita nel campo di concentramento di Bolzano ove rimase fino al 29 aprile 1945. L’ultima pagina dei suoi taccuini riporta scritta a lettere cubitali proprio quella data, e una parola: libera. St.Con.

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