Al centro della commessa la manutenzione dei nuovi treni Frecciarossa
Al centro della commessa la manutenzione dei nuovi treni Frecciarossa

Milano, 24 novembre 2019 -  Sono stati assunti a giugno, e già licenziati. Non possono svolgere il lavoro per il quale sono pagati, e impiegano il tempo svolgendo corsi di aggiornamento con la speranza di riuscire a ricollocarsi in tempi brevi. A subire «il danno e la beffa» una sessantina di tecnici specializzati nella manutenzione dei treni arruolati a Milano da Caf Italia, società che appartiene al gruppo spagnolo Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles. «Sono vittime della burocrazia - spiega Vincenzo Cesare, segretario della Uil Milano e Lombardia - e di un sistema che scarica il rischio d’impresa sulla pelle dei lavoratori».

La società aveva vinto la gara da oltre 132 milioni di euro indetta da Trenitalia il 9 marzo dell’anno scorso, per l’affidamento per sei anni del servizio di manutenzione dei treni Etr500, i Frecciarossa. Incassata la ricca commessa, Caf Italia ha avviato un piano di assunzione di nuovi dipendenti per far fronte all’incarico, arruolando circa 200 persone in tutta Italia, una sessantina a Milano. Ma nella vicenda si è inserito un ricorso al Tar del Lazio presentato da Hitachi, società uscente che ha perso la gara (in tandem con Sitav) e non ha ottenuto il rinnovo dell’incarico. Hitachi a luglio ha vinto il ricorso, appellandosi «all’assenza del requisito della capacità professionale e tecnica» da parte della concorrente, «tra cui l’essere in possesso di un sistema di gestione delle competenze conforme alla normativa nazionale». La gara è stata annullata. E nei confronti dei manutentori assunti da Caf Italia, tra cui molti ex dipendenti Hitachi che già in precedenza si occupavano dei Frecciarossa, è scattata la procedura di licenziamento collettivo. «Gli esuberi sono da ricondurre agli effetti della sentenza del Tar del Lazio - ha messo nero su bianco la società spagnola - (...) la Caf per circostanze oggettive e alla stessa non imputabili si ritrova con un organico enormemente superiore rispetto alle proprie attività ed esigenze». La società potrebbe presentare ricorso al Consiglio di Stato, nel tentativo di ribaltare la sentenza del Tar. Nel frattempo per i manutentori, che non hanno mai lavorato a causa della battaglia legale, nelle prossime settimane diventerà effettivo il licenziamento.

L’ultimo incontro con i sindacati si è concluso con una fumata nera: l’azienda non ritira gli esuberi, ma ha fatto timide aperture sulla possibilità di «ricollocare parte del personale su altre commesse». Ora si aprirà un nuovo round al ministero dello Sviluppo economico. «Hitachi potrebbe riassumerli - sottolinea Vincenzo Cesare - ma, ulteriore beffa, potrebbe applicare stipendi inferiori rispetto a quelli che avevano in precedenza. Il problema è un sistema che non garantisce i lavoratori in casi analoghi. Si potrebbe risolvere allargando anche a questi settori la clausola sociale che tutela i posti di lavoro quando avviene un cambio d’appalto».