Artigianato Quattromila imprese rosa

Sfida aperta anche in settori considerati maschili. Accornero: strada in salita ma si aprono grandi spazi .

Artigianato Quattromila imprese rosa

Artigianato Quattromila imprese rosa

di Andrea Gianni

MILANO

Sono parrucchiere ed estetiste, titolari di imprese di pulizia e sartoria, ma non mancano donne che sfidano settori considerati maschili. Una fotografia delle imprenditrici artigiane attive a Milano scattata da Unione Artigiani, attraverso i dati del Registro imprese. "Emerge come l’artigianato resti sempre una strada non agevole per le donne – spiega Marco Accornero, segretario generale di Unione Artigiani – ma restano libere tantissime aree di mercato, e non solo nei settori tradizionalmente femminili, per coloro che vogliono impegnarsi e dimostrare le loro qualità". Sono 4.050 le imprenditrici artigiane attive a Milano: per il 40% (1.623) la titolare dell’impresa è una cittadina straniera.

Il 40% delle artigiane sono parrucchiere, estetiste, tatuatrici, piercer oppure operatrici di discipline olistiche. Per un altro 30% guidano micro e piccole imprese di pulizia e sartoria tra riparazioni e piccole produzioni su misura ma non mancano donne che sfidano settori considerati maschili, tra titolari di imprese metalmeccaniche, trasporti ed elettronica. L’artigiano artistico in rosa con 359 ditte e le imprenditrici del settore tessile con 781 micro e piccole attività sono tra le numericamente più presenti a Milano, in misura ovviamente inferiore alle 1.409 tra parrucchiere ed estetiste e altri servizi alla persona. Per alcuni lavoratori del settore è arrivata anche una svolta contrattuale, con la firma della nuova intesa fra sindacati e associazioni di categoria: un aumento di 180 euro al mese al livello D per i lavoratori artigiani del legno e 181 per quelli delle Pmi. E ancora 189 per i lavoratori artigiani dei lapidei e 191 nelle Pmi. "Un passo in avanti importante – spiega Ersilia Galiero, coordinatrice dell’Artigianato Uil Lombardia – è stato fatto anche per quanto riguarda le donne vittime di molestie o di violenza. Avranno un’ulteriore periodo di aspettativa che l’azienda retribuirà con un’indennità pari al 30% dello stipendio. Si tratta ancora di un aspetto simbolico, che dovrà essere destinato a crescere".

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