NICOLA PALMA
Cronaca

Mancata diagnosi di aneurisma: il San Giuseppe deve risarcire danni per 500mila euro

Milano, nel 2009 il paziente fu trasportato in codice verde e se ne andò dopo quattro ore. Poi gli interventi chirurgici in un altro ospedale e l’invalidità all’80%. Alla moglie 50mila euro

Intervento chirurgico

Intervento chirurgico

Milano, 14 febbraio 2023 - S.S. fu trasportato alle 12.10 del 5 novembre 2009 in codice verde (quindi in condizioni ritenute non preoccupanti) al pronto soccorso del San Giuseppe. Quattro ore dopo, alle 16.09, si allontanò volontariamente, ma poco dopo, in un altro centro clinico, gli venne diagnosticato una lesione emorragica cerebrale. Il paziente fu quindi sottoposto a due interventi chirurgici, che non riuscirono a evitargli un’invalidità all’80%. A poco più di 13 anni da quel giorno, la Cassazione ha chiuso il contenzioso civile tra il centro clinico e S.S. e la moglie D.C.: i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso di Multimedica spa (di cui il San Giuseppe fa parte), condannando il gruppo ospedaliero a risarcire 475.191,33 euro al paziente (di cui 472.797,90 euro per danno non patrimoniale e 2.393,43 per spese mediche) e 49.197,60 euro alla consorte (di cui 46.497,60 euro per danno non patrimoniale e 2.700 per spese mediche). Per il consulente tecnico d’ufficio, come riportato nelle sentenze di Tribunale e Corte d’Appello di Milano, è "indubbio che i sanitari del primo nosocomio" abbiano "omesso di porre in essere le condotte necessarie al fine di individuare tempestivamente l’aneurisma cerebrale"; che, "se fosse stato trattato con tempestività, non avrebbe avuto gli esiti devastanti raggiunti nelle ore successive e avrebbe determinato un danno biologico inferiore a quello poi verificatosi, pari all’80% di invalidità".

Pur riconoscendo il "concorso di colpa del danneggiato nella misura del 10%, per essersi allontanato spontaneamente dal pronto soccorso", il perito ha escluso "un concorso paritario per la disparità di informazioni e competenze tra il paziente e il personale sanitario, il quale, contrariamente alle regole d’arte, ha accettato il paziente in codice verde, ritardando l’intervento neurochirurgico sull’aneurisma in atto e senza provvedere alle rilevazioni circa l’evoluzione della sintomatologia". E ancora: "Lo stato depressivo e il disturbo dell’adattamento insorti in D.C." sono "da ricondurre ai danni riportati dal marito".

Il legale di Multimedica ha contestato il verdetto di merito sostenendo nell’ordine: che i giudici si sarebbero limitati "a recepire acriticamente le conclusioni della Ctu"; che "il nesso causale tra la condotta dei sanitari e i danni patiti era stato interrotto dai due successivi interventi chirurgici cui S. era stato sottoposto e che non vi era prova del fatto che l’anticipazione dell’intervento chirurgico avrebbe modificato l’esito"; e che "non doveva essere riconosciuto alcun risarcimento a S., avendo costui adottato il comportamento, contrario alla diligenza ordinaria, di abbandonare il pronto soccorso". La Suprema Corte non ha esaminato le istanze, dichiarandole inammissibili. Il motivo? Il rilascio della procura per il ricorso, che ha "carattere speciale", è avvenuto il 25 luglio 2019, prima del deposito della sentenza di secondo grado datato 24 marzo 2020. Un errore procedurale, secondo quanto stabilito dalle Sezioni Unite, che ha di fatto interrotto l’iter e che ha portato alla condanna dell’avvocato a pagare 6mila euro di spese di giudizio.