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17 mag 2022

Sesso e pregiudizi, all’Anagrafe di Milano due cambi di genere al mese

Nove modifiche da gennaio a oggi. Antonia Monopoli, dello sportello trans, lotta controle discriminazioni: "In un anno 350 richieste di aiuto"

17 mag 2022
La coppia Lory Barthé e Dani Bosi “non binary“ e “transgender“ Accanto, l’attivista Antonia Monopoli
La coppia Lory Barthé e Dani Bosi "non binary" e "transgender"
La coppia Lory Barthé e Dani Bosi “non binary“ e “transgender“ Accanto, l’attivista Antonia Monopoli
La coppia Lory Barthé e Dani Bosi "non binary" e "transgender"

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Milano - Nove “cambi di genere“ sono stati messi nero su bianco all’Anagrafe del Comune di Milano da gennaio a oggi. Significa quasi due al mese. Un lieve aumento: nel 2021, in totale, erano stati sedici. Quattordici le richieste andate a buon fine nel 2018; 8 pratiche nel 2019 e tre nel 2020, anche se nell’anno della pandemia certamente molto è stato rallentato. Un percorso non facile, per chi nato biologicamente donna o uomo si sente intrappolato in un corpo che non corrisponde all’identità di genere che sente sua. Questi sono i numeri di Milano città, che diffondiamo in occasione della Giornata internazionale contro omofobia, bifobia e transfobia.

Per avere la rettifica dell’identità di genere all’Anagrafe, da 7 anni non occorre più, come in passato, che ci sia un intervento chirurgico, ma per passare da uomo a donna (e viceversa) su atto di nascita e documenti, è necessario che ci sia una sentenza del Tribunale a sancire la fine del percorso di transizione: quando il “cambio di sesso“ è ufficiale, il Comune procede. Nel frattempo chi vive l’esperienza trans si trova ad avere documenti che non corrispondono a quello che è e che mostra al mondo. "Io sono una “persona non binary“, cioè non rientro in un binario di genere, né uomo e né donna – spiega Lory Barthé, residente nell’hinterland (all’Anagrafe dovrebbe comparire come “neutro“, ndr ) – mentre il mio fidanzato Daniel Bosi è trans: nato biologicamente donna, è un uomo. Sta seguendo la terapia ormonale ma sui documenti il nome è ancora femminile. Le pratiche sono molto lunghe".

Dei passi avanti sono stati compiuti: lunedì il Consiglio comunale ha approvato "un registro di genere per le persone transgender" (odg firmato dalla consigliera Monica Romano, prima transgender eletta a Milano) e dichiarato la città "zona di libertà per le persone Lgbtq+": questo consentirà milanesi di avere documenti di riconoscimento di competenza del Comune (abbonamento Atm, tessera della biblioteca, badge e documenti aziendali per dipendenti del Comune e partecipate) che riportino un’identità alias e non più il nome anagrafico.

"Un traguardo importante – commenta Antonia Monopoli, attivista transgender, scrittrice e attrice teatrale, fondatrice dello sportello dedicato ai trans dell’Associazione Ala Milano onlus –. La settimana scorsa abbiamo portato 10mila firme in Regione a sostegno del progetto di legge Nanni - Norme contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere - a prima firma del consigliere del M5s Simone Verni. Ma tanto è ancora da fare contro i pregiudizi. Lo scorso anno si sono rivolte al nostro sportello 350 persone trans".

Come Francy, brasiliano di 35 anni (nato donna): "Mi sono visto negare un contratto di lavoro come magazziniere, perché sui documenti risulto ancora donna. Adesso lavoro in proprio, come toelettatore di animali domestici. Ma questa discriminazione deve finire".

 

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