Lavoratori in metropolitana
Lavoratori in metropolitana

Milano, 23 luglio 2018 - Amianto nelle metropolitane di Milano: si torna in aula. Per la Procura di Milano "la gestione non adeguata della sicurezza" ha creato "un'emergenza ambientale" che "riguarda non solo i dipendenti, ma anche i viaggiatori della metropolitana" in quanto sarebbero venuti in contatto con le fibre e le polveri di amianto. È uno dei passaggi della requisitoria del pm Maurizio Ascione che oggi ha chiesto la condanna a 6 anni di carcere per Elio Gambino, ex dg dell'azienda dei trasporti milanesi unico imputato per la morte, tra il 2009 e il 2015, di 6 lavoratori della municipalizzata e per le lesioni provocate ad altri due dipendenti, esposti ad amianto nei tunnel della metropolitana e nei depositi per il ricovero notturno dei mezzi di superficie. "Gambini, oltre ad essere il legale rappresentante di Atm, era anche l'amministratore designato alla sicurezza", ha affermato il pm, e dunque aveva la responsabilità di tutelare i lavoratori da "una serie di situazioni di rischio ambientale". Si ritorna in aula il prossimo 11 luglio. 

Nella sua requisitoria il pm Ascione ha concluso che "l'azienda non aveva informato adeguatamente i lavoratori sul rischio amianto" e che "non c'erano dispositivi di sicurezza né per i singoli dipendenti, né collettivi". Inoltre ha detto di essere convinto che "in questo processo sono emersi una serie di dati probatori e istruttori che consentono di giungere alla conclusione che esiste la prova del nesso di causalità tra l'esposizione all'amianto e l'induzione della malattia". Non solo: Ascione ha sostenuto che al "sindacato che chiedeva informazioni per tutelare i propri lavoratori, Atm rispose negando che ci fosse amianto".

Dai legali delle parti civili (le famiglie di due lavoratori morti, di due dipendenti colpiti da lesioni, l'Inail e il sindacato Filt-Cgil) sono arrivate richieste di risarcimento, sia per Atm, citato come responsabile civile, che per l'imputato, per un totale di oltre 1 milione di euro. Stando alle indagini del pm Ascione, i due ex direttori generali dell'azienda milanese dei trasporti, Gambini e Massetti (per quest'ultimo scomparso circa un anno fa il reato è stato dichiarato estinto per morte del reo) non avrebbero fatto nulla per salvaguardare i dipendenti Atm da "importanti rilasci di fibre" di amianto, sostanza presente "in maniera massiccia" lungo le gallerie della metropolitana e negli altri depositi dell'Atm. Sempre secondo le indagini, sarebbero stati, infatti, sprovvisti di "adeguato impianto di aspirazion"» e di "filtri nelle camere di ventilazione" contro le stesse fibre rimaste nell'aria a causa dell'intenso traffico di treni nelle gallerie. In più, si legge nel capo di imputazione, gli ex manager non si sarebbero curati della «manutenzione dei tetti in eterenit» degli hangar dove la notte venivano ricoverati i mezzi, nè avrebbero disposto «la pulizia in sede degli abiti da lavoro». Gambini e Massetti (il primo dg di Atm dal 1988 al 1995, il secondo dal 1995 al 2001), sempre secondo l'accusa, si sarebbero così resi responsabili di 6 casi di morte per mesotelioma pleurico (un autista di bus, un elettricista, un addetto al segnalamento ferroviario della metropolitana, un meccanico incaricato della riparazione di autobus, un tecnico elettricista e un falegname) e due di lesioni. Le morti sono avvenute tra il 2009 e il 2015. Per la prossima udienza, in calendario per l'11 luglio, potrebbe arrivare la sentenza.