Aerei Alitalia a Linate (Newpress)
Aerei Alitalia a Linate (Newpress)

Milano, 30 settembre 2020 - Una curva discendente che parte dal 2007 e arriva al 2019. Racconta la fuga di Alitalia da Milano, con 16,5 milioni di posti in meno offerti ai viaggiatori su Malpensa e Linate nell’arco da 12 anni, fino all’emergenza coronavirus che ha terremotato il sistema del trasporto aereo, alle prese con una lentissima ripresa dopo il lockdown.

E il lungo addio di Alitalia dal 2007 è già costato a Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate con socio di maggioranza il Comune di Milano, "39.4 milioni di euro di perdite consolidate sui crediti". Dati elencati ieri in commissione a Palazzo Marino, con la compagnia che ancora una volta – dopo la discussione dei giorni scorsi sul caso Airport Handling – ha giocato il ruolo del convitato di pietra, senza un rappresentate presente. Le sorti di Linate, infatti, sono legate a quelle di Alitalia, alle prese con l’ennesimo piano di salvataggio. E gli effetti si stanno già facendo sentire sulla pelle dei lavoratori dell’indotto, con la decisione di gestire in proprio attività nel city airport prima affidate ad Airport Handling. "Nel giro di 4-5 mesi il mondo è cambiato – ha spiegato in commissione la presidente di Sea Michaela Castelli – lavoriamo in una situazione emergenziale usando tutti gli strumenti per comprimere i costi al minimo e assicurare la liquidità necessaria per sopravvivere". Il futuro, non solo sul fronte Alitalia, è ancora tutto da scrivere. Il presente parla di un traffico aereo a Malpensa e Linate che registra ancora un –70.8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E il passato vede un disimpegno di Alitalia da Milano che ha bloccato la crescita soprattutto di Linate.

Nel 2007 la compagnia contava 25.3 milioni di posti offerti e quindi un numero simile di passeggeri all’anno sui voli milanesi: 15.7 milioni a Malpensa, 5.7 milioni a Linate e 3.9 milioni con AirOne. Nel 2019 l’offerta si è ridotta a 8.8 milioni di posti all’anno: 8.1 milioni su Linate e solo 700mila a Malpensa, con un progressivo abbandono dallo scalo nel Varesotto a partire dal “dehubbing“. In mezzo 12 anni di tormentate vicende che hanno coinvolto la compagnia aerea, con piani di rilancio finito nel nulla. "Dal 2009 al 2014 Alitalia ha subito due ristrutturazioni e dal 2017 a oggi è gestita in amministrazione straordinaria – si legge nella relazione di Sea –. Sea ha involontariamente partecipato alle ristrutturazioni con un totale cumulato di 39.4 milioni di perdite consolidate sui crediti. Ad ogni cambio di assetto societario il vettore ha spostato progressivamente il baricentro delle attività su Fiumicino".

Uno scenario che ha visto Sea cercare nuove strade e strategie commerciali, che hanno consentito di aumentare l’offerta complessiva di posti nonostante il disimpegno Alitalia. Il city airport milanese, in questo scenario, ha pagato le conseguenze, con un andamento in calo in controtendenza rispetto al mercato nazionale. Dal 2016 al 2019 gli scali italiani hanno registrato una crescita media di passeggeri del 5.4%, mentre Linate ha subito un calo del 4.3%. Il vp aviation business development di Sea, Andrea Tucci, ha sottolineato però che nell’emergenza sanitaria "Alitalia non si sta comportando peggio di altri vettori" e "la preoccupazione è il posizionamento futuro". In ogni caso ci sarà da stringere la cinghia. La presidente Castelli ha spiegato che al momento "non ci sono previsioni" sulla riapertura del Terminal 2 di Malpensa anche perché "stiamo rivedendo il piano degli investimenti, cerchiamo di congelare quello che non è necessario".

Una situazione definita "fortemente problematica" anche dall’assessore ai Trasporti del Comune, Marco Granelli. "È necessario interagire quanto prima con i nuovi assetti di Alitalia – ha sottolineato – anche perché il territorio sta investendo su Linate". Il riferimento è alla linea M4 e alla connessione con l’Hub intermodale di Segrate. Altri soldi che, se Alitalia dovesse ridurre ulteriormente la presenza su Milano, anche alla luce della situazione sanitaria, rischiano di andare in fumo.