Ale e Franz
Ale e Franz

Milano, 6 settembre 2014 - "Milano è una città comica. Suo malgrado. E’ che i milanesi sono ligi alle regole, sopportano, ma poi quando sbottano, con una parola ti fotografano la situazione e non puoi fare a meno di ridere". Lo raccontano Ale & Franz, cioè Alessandro Besentini e Francesco Villa, duo comico dagli anni ’90. Affermazione incontrovertibile, soprattutto se viene da due lombardi doc come voi.

Nati a Milano?

Franz: Io sì, ho visto la luce alla Mangiagalli anche se poi sono cresciuto a Bruzzano, al confine con il quartiere della Comasina.

Ale: io invece sono nato a Rho e ho trascorso l’infanzia, e in realtà gran parte della mia vita a Nerviano, a nord ovest di Milano.

Insomma entrambi a nord della città. E com’è stata l’infanzia?

Franz: Alla Comasina, negli anni Settanta, nel periodo in cui dominava la banda Vallanzasca. Ricordo che la maestra ci diceva di non dare confidenza a nessuno. Ma tutto sommato a scuola mi sono stati risparmiati episodi di bullismo perché ero bravo a giocare a calcio per cui ero rispettato. Anzi i compagni più grandi mi difendevano se un coetaneo mi aveva preso di mira. Oggi ci rido su, perché trovo che sia assurdo, ma spesso ci capitava di giocare a pallone e sentire che poco lontano era in corso una sparatoria. Quella zona periferica era diventata poi terreno fertile per lo spaccio della droga. Una conseguenza anche dell’assenza di politiche sociali da parte dell’amministrazione che impedissero il degrado delle periferie.

Ale: Io ho imparato a camminare in una corte lombarda. Sono cresciuto circondato dalla campagna, anche se appena più grandicello seguivo mio padre operaio all’Alfa Romeo che mi portava a visitare gli stabilimenti in cui era impiegato prima al Portello e poi ad Arese.

La cultura operaia vi ha molto influenzato?

Ale: Sì, diciamo che ci è famigliare. Da bambino con mio padre passavo sul ponte della Ghisolfa ed era spettacolare guardare Milano da lassù, piena di insediamenti industriali. Ormai una realtà che sembra appartenere al passato, a forza di delocalizzare.

Franz: Le fabbriche confinano con la campagna. Di fatto sono state sempre vicine, perché le industrie edificano i loro stabilimenti in periferia. E mi sento fortunato perché ho in mente immagini di Milano che ormai non ci sono più. Come quella parte di piazzale Lotto che andava verso piazzale Stuparich piena di "fabbrichette" dove c’erano ancora parti scoperte del Naviglio.

La parte di Milano che preferite?

Ale e Franz: la Bovisa.

Perché vi piace?

Franz: E’ una zona che fa parte della cultura di Milano, a partire dalle canzoni dove viene citata spesso. Il passato industriale qui è molto presente, anche se non ci sono molti stabilimenti attivi, ne è rimasta traccia negli edifici. Abito in questo quartiere in una casa che in passato era un’officina.

Ale: Girare tra queste strade è come studiare un po’ la storia di Milano. Della sua capacità di risollevarsi dopo la guerra. E poi mi ricorda i miei primi passi nel mondo del lavoro, infatti ho cominciato come operaio.

E’ stata la recitazione a farvi incontrare?

Ale: Nel 1992 al Centro Teatro Attivo. Io debuttai in teatro ne "La cantatrice calva" di Ionesco, spettacolo organizzato dalla scuola. Fu la chiave di volta. Capii che potevo mollare il lavoro di operaio e fare l’attore.

Franz: Dopo questa sua esperienza, ci trovammo, sempre grazie alla scuola, a recitare insieme per la prima volta. Capimmo subito che eravamo complementari. Del resto non poteva essere altrimenti, entrambi siamo cresciuti ascoltando Enzo Jannacci e vedendo Paolo Rossi a teatro.

E poi arriva l’esordio a Zelig?

Ale: Nel locale di viale Monza la prima volta insieme nel 1996 con il "pezzo delle scope", in cui eravamo due inservienti che pulivano il pavimento e poi lanciavano battute a ripetizione tra lo stralunato e il paradosso.

Franz: Nel programma tv "Zelig" invece abbiamo cominciato nel 2001. Ne abbiamo fatto almeno 13 edizioni. E ci saremo anche nella prossima.

L’immagine di Milano che vi è rimasta nel cuore?

Ale: la brina che rende più buona anche la verza per fare la cassoeula.

Franz: il dialetto. Ogni volta che "se parla el milanes" mi viene il groppo in gola.

di Massimiliano Chiavarone

mchiavarone@yahoo.it