Al Piccolo i testi di Beckett. Il sogno di parlarsi e l’utopia di “Giorni felici“

La stagione prosegue con un nuovo appuntamento dedicato al Nobel . Winnie e Willie diventano lo specchio dell’incapacità di aprirsi al dialogo. .

Al Piccolo i testi di Beckett. Il sogno di parlarsi e l’utopia di “Giorni felici“

Al Piccolo i testi di Beckett. Il sogno di parlarsi e l’utopia di “Giorni felici“

Giornate beckettiane. Che la crisi esistenziale è dietro l’angolo, in questo periodo grigio grigio, a due passi dall’assurdo. Ma rimanendo dalle parti del teatro, al Piccolo la stagione prosegue con un nuovo appuntamento dedicato al Nobel irlandese, dopo il fascinoso passaggio del Godot firmato Terzopoulos. E questa volta ad arrivare a Milano è il "Giorni felici" di Massimiliano Civica, direttore del Metastasio di Prato. Da martedì lo si vede al Grassi di via Rovello, con in scena Roberto Abbiati e Monica Demuru nei panni dei due iconici protagonisti: Winnie e Willie. Moglie e marito. Lei bloccata sulla celebre montagnola. Lui ad armeggiare in giro, insetto dal cranio sfondato, che si esprime a monosillabi. Hanno qualche problema di comunicazione, per così dire. Mentre diventano specchio di una condizione umana disperata, che sorride ottimista (e misteriosa) di fronte al baratro. "L’"assurdo" di Beckett è nella montagnola – spiega Civica, tre volte premio Ubu – nella scelta della situazione fisica iniziale, corrispettivo oggettivo di una sensazione in cui ci sentiamo immersi. Siamo tutti bloccati, incapaci di guardarci negli occhi, di avanzare verso l’altro, tutti alla ricerca di un contatto che ci faccia sentire meno soli.

Con quel monticello di sabbia Beckett permette di scorgere l’assurdità della commedia dei nostri giorni felici: disperatamente bisognosi di un incontro, siamo però incapaci di aprirci al dialogo e perciò lo "recitiamo monologando". Credo che il testo sia proprio questo: la struggente nostalgia e il sogno di un parlarsi". Quello che davvero spiazza è l’attaccarsi alla vita di Winnie. Il suo sorriso. Mentre si ritrova sempre più immobilizzata nell’incubo, la sua borsetta appoggiata da qualche parte con il pettine, lo spazzolino, il rossetto, la rivoltella. Il marito che striscia verso di lei. Possibile che oggi sia davvero "un altro giorno divino"? Chissà. Certo palcoscenico da gambe che tremano. Proprio qui Strehler nel 1982 presentava il suo Beckett con protagonista un’indimenticabile Giulia Lazzarini. Frammenti di storia. Non solo del teatro.

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