Il 62esimo corteo Pro Palestina a Milano sfila da piazzale Lodi e approda al quartiere Corvetto. Così alla richiesta del "Cessate il fuoco" a Gaza si è unito il ricordo per Ramy Elgaml che ha perso la vita all’alba del 24 novembre nello schianto del TMax sul quale viaggiava come passeggero, durante un inseguimento dei carabinieri per non aver rispettato l’alt. Il ragazzo, che avrebbe compiuto 20 anni martedì 17 dicembre, abitava nel quartiere, in via Mompiani. E ieri alla manifestazione ha partecipato anche un gruppo di suoi amici, tra militanti e simpatizzanti dei centri sociali, in particolare il Vittoria, studenti e persone comuni. Nessuna tensione tra la folla, oltre un migliaio di persone secondo gli organizzatori, l’Associazione dei palestinesi in Italia affiancata da altre realtà. Il copione sempre uguale, con il camion ad aprire il serpentone umano, gli interventi al microfono, i fumogeni accesi in alcuni tratti. Tra gli interventi, quello in cui è stato ricordato che "sono passati 4 giorni dall’anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti umani proclamata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ora cosa si sta facendo per aiutare i popoli oppressi? Nulla". Quindi "manifestiamo, ancora, contro la guerra imperialista, il genocidio in Palestina e la pulizia etnica in Cisgiordania". Urlato anche il "no allo Stato di polizia e al decreto sicurezza (Ddl 1660)". Il corteo è partito da piazzale Lodi per poi proseguire lungo il viale, fino a piazzale Corvetto. Poi la svolta in via Polesine, l’approdo in piazzale Ferrara, la sfilata lungo via Mompiani e il traguardo in piazza Gabrio Rosa. L’iniziativa si è conclusa con un minuto di silenzio "per Ramy e per tutti coloro che stanno soffrendo".
"Siamo venuti al Corvetto – ha sottolineato uno dei promotori – perché questo quartiere rappresenta uno dei margini che la città ha dimenticato". Ancora: "Noi siamo solidali con tutti quelli che chiedono giustizia per Ramy, per Fares (l’amico che guidava lo scooter sul quale viaggiava Ramy, ndr) e per tutti gli stranieri che chiedono giustizia".
L’ultimo intervento: "Abbiamo voluto concludere qui la manifestazione per ricordare Ramy; siamo solidali con la sua famiglia e con i suoi amici. Il nostro pensiero va a tutti quei giovani che hanno bisogno di essere aiutati. Vogliamo esprimere anche a loro la nostra vicinanza e solidarietà, perché possano vivere meglio e stare insieme alle loro famiglie". Poi, un gesto simbolico: l’accensione delle torce dei telefonini "in segno di solidarietà con i fratelli della Palestina".