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22 mar 2022

Aggredito al primo giorno di lavoro: "Al quartiere San Siro non ci torno"

Giuseppe era stato ingaggiato da Aler come custode sociale in via Zamagna 4: preso a bottigliate da 16enni

giambattista anastasio
Cronaca
Giuseppe, 54 anni, ha iniziato lunedì il suo lavoro da custode sociale nel caseggiato Aler di via Zamagna 4. Questa foto l’ha scattata per uno dei suoi figliSolidarietà da Fontana e Mattinzoli
Fontana e Mattinzoli

Quella di lunedì è stata la sua prima giornata di lavoro come custode sociale nel caseggiato Aler di via Zamagna 4, nel quartiere di San Siro. E non ce ne sarà una seconda: "Io lì non ci torno". La prima giornata di lavoro e l’ultima: "Ho voglia di lavorare. Ne ho bisogno come tutte le persone comuni. Ma non lì, sono disponibile ad andare ovunque ma non lì" ripete Giuseppe, 54 anni, padre di due figli di 22 e 17 anni. Otto ore e un quarto di servizio in via Zamagna gli sono bastate: "Sono stato preso a bottigliate senza alcun motivo. Ho rischiato la vita per 7 euro l’ora, senza aver fatto torti a nessuno". Cerca di tenere sotto controllo l’agitazione. Ieri è andato a fare denuncia dai carabinieri e ad acquistare un calmante in gocce: "Non ne avevo mai avuto bisogno". Ad aggredirlo è stato un gruppo di ragazzini tra i 15 e i 16 anni, immigrati di seconda generazione, nati in Italia da genitori nordafricani. Alcuni avrebbero precedenti. Con ogni probabilità Giuseppe è stato visto come un controllore inviato da Aler e, in generale, dalle autorità. Evidentemente la sua presenza nella guardiola del caseggiato è stata vissuta con sospetto, come un ostacolo, una minaccia. Questa l’ipotesi più plausibile. Un’ipotesi suffragata anche da alcune frasi che uno dei ragazzi ha rivolto a Giuseppe: "Mi è stato detto “Io qui faccio quello che voglio“".

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Giuseppe, può raccontare nei dettagli quanto accaduto?

"Ho preso servizio ieri (l’altroieri per chi legge ndr ). Sono arrivato ad Aler attraverso un’agenzia interinale, ho fatto alcuni colloqui, ho firmato il contratto venerdì e lunedì ho iniziato il mio lavoro da custode sociale in via Zamagna 4. Alle 8.30 ero lì".

Aveva consapevolezza della realtà del quartiere in cui sarebbe andato a lavorare?

"Sì, ero consapevole che si trattasse di un quartiere difficile. Ma onestamente non potevo immaginare che lo fosse fino a questo punto. Non potevo immaginare di ritrovarmi dopo poche ore di lavoro, e senza aver fatto nulla di male, alle prese con dei delinquenti. Perché questo sono: delinquenti. Io non abito sulla Luna, ma non ho mai visto una realtà del genere. Le brave persone ci sono anche in via Zamagna, ce ne sono tante. Ma sono vittime di questi delinquenti che la fanno da padroni. La brava gente ha paura ad uscire di casa, specie alla sera".

Lei arriva in guardiola alle 8.30 e come viene accolto?

"Poco dopo il mio arrivo, le forze dell’ordine hanno sgomberato alcune cantine e forse qualcuno ha pensato che tra i due fatti ci fosse qualche collegamento. Io, però, mi sono presentato facendo le pulizie: tutto qui. Ho lavato l’androne, ho ripulito dove c’era bisogno, ho avuto occasione di parlare con alcuni inquilini ed è subito stato chiaro a tutti che io ero lì come custode. C’è stato persino chi mi ha riferito che aveva occupato abusivamente un alloggio...".

Insomma: nulla che facesse presagire quanto sarebbe accaduto da lì a qualche ora?

"È accaduto che qualche ragazzino sputasse a terra proprio dove avevo appena finito di pulire. Una volta, due, tre, poi ho fatto notare, con gentilezza, che così non si fa. La prima vera spia si è accesa, col senno di poi, all’ora di pranzo quando uno di questi ragazzini che mi avrebbero poi aggredito ha preso a calci la porta della guardiola e di fronte alla mia reazione mi ha detto, per tutta risposta, che lui lì fa quello che vuole. Questo è accaduto intorno alle 13".

Alle 16.45 le bottigliate.

"E le spranghe. Sono fuori dalla guardiola a parlare con alcuni inquilini quando mi arriva addosso una bottiglia di vetro. Mi prende solo di striscio. Mi volto per capire da dove sia arrivata e vedo tre ragazzini tra i 15 e i 16 anni, nordafricani dall’aspetto, tra i quali quello che qualche ora prima si era presentato davanti alla guardiola. Faccio per prendere scopa e paletta per pulire: un modo per dimostrare che non stavo dando peso alla cosa. Mi lanciano contro un’altra bottiglia di vetro. A quel punto rientro in guardiola, mi ci chiudo dentro, e loro prendono a battere contro la porta e le finestre con spranghe di legno. Così, dal nulla, senza alcun motivo. Sono andato in panico, ho chiamato il mio responsabile e subito dopo i carabinieri, che per fortuna sono intervenuti in fretta. Al loro arrivo, i ragazzini, che nel frattempo erano diventati una decina, forse una quindicina, sono scappati. Io ero sotto shock, avevo paura ad uscire dalla guardiola, ho chiesto ai carabinieri di scortarmi fino alla fermata della metropolitana".

Oggi è rimasto a casa.

"Sì, sono andato a formalizzare la denuncia dai carabinieri, ho preso dei calmanti e sono a casa. Voglio lavorare, ne ho bisogno come tutte le persone comuni, ma non in via Zamagna, lì non ci torno. L’ho detto anche al presidente della Regione, Attilio Fontana, e al suo assessore, Alessandro Mattinzoli, che mi hanno telefonato. E loro mi hanno detto che ora troveranno una soluzione. La beffa è arrivata dall’agenzia di lavoro, che pretende che nel frattempo questi giorni di stacco coatto siano considerate ferie non retribuite. Ma io non sono in ferie. Io sono stato aggredito da un gruppo di ragazzini in modo gratuito e violento. Questi sono delinquenti e quella zona va ripulita subito. C’è tanta gente onesta che è vittima di questi delinquenti".

 

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