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6 ago 2022
tommaso papa
Cronaca
6 ago 2022

Enrico Zenatti, il mistero della suocera uccisa due volte e i delitti di Malavicina

Condannato e poi assolto per l’omicidio di due prostitute è ora accusato di aver ucciso la suocera

6 ago 2022
tommaso papa
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Enrico Zenatti e la casa della 73enne Anna Turina
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Enrico Zenatti e la casa della 73enne Anna Turina

Mantova -  Un crimine , quasi perfetto, in due tempi. Un presunto assassino che in passato era già riuscito a divincolarsi dall’accusa di aver ucciso due donne e che ora nega di aver ammazzato la suocera . Sono serviti sei mesi di indagini dei carabinieri di Mantova, dei Ris e della Procura per ricomporre il puzzle dell’ omicidio di Malavicina , una ricostruzione che cozza contro i silenzi e i diniegi dell’unico imputato e contro le tesi della difesa. Tutto ruota attorno alla figura di Enrico Zenatti , 54 anni, nato a Custoza , nel Veronese, da tempo trapiantato nel Mantovano, dove faceva l’agricoltore e il negoziante di frutta e verdura.

Cosa sembra inchiodarlo? È il pomeriggio del 9 dicembre scorso. Un’ambulanza arriva in una villetta a due piani in largo Puccini a Malavicina , frazione rurale di Roverbella . Nella cantinetta al piano interrato i soccorritori trovano una donna di 73 anni , riversa nel sangue e con una ferita alla gola, letale. La donna si chiama Anna Turina , ha cessato di vivere da pochi minuti sotto gli occhi della figlia e del figlio. Di sicuro è un omicidio .

Passa una notte e all’alba del 10 viene fermato Zenatti, il genero della signora uccisa. Lui nega ma i riscontri, racconterebbero un’altra verità. Zenatti sarebbe passato nella villetta condivisa con la suocera una prima volta: tra i due sarebbe scoppiato un violento litigio e l’uomo avrebbe aggredito la vittima; credendola morta si sarebbe allontanato. Poco più tardi a Zenatti arriva la telefonata della moglie e del cognato che gli dicono che Anna sta male. L’agricoltore torna indietro, allontana i parenti ("Andate a chiamare il 118") e rimasto solo con la vittima la finisce forse con un vetro di bottiglia per impedirle di raccontare della prima aggressione. Un omicidio in due tempi , quindi, avvalorato dalle tracce di sangue trovate sui vestiti di Zenatti, dalle telecamere e dalle sue stesse ammissioni. L’uomo infatti racconta di aver fatto visita alla suocera prima per trovare una bottiglia e poi mentre era in agonia, ma di essere rimasto solo con lei "per pochi attimi".

I suoi dinieghi e il suo silenzio nel secondo e ultimo interrogatorio non lo scagionano: il pm mantovano Fabrizio Celenza ottiene il giudizio immediato per l’agricoltore (sulla base di prove sostanziali, afferma l’accusa). Al doppio delitto corrisponde la doppia imputazione di omicidio volontario seguito a un tentato omicidio , il tutto con aggravanti che portano dritto all’ ergastolo . Il processo è fissato per il 6 ottobre. Ma Zenatti è davvero “l’uomo che uccise due volte“? I suoi difensori gli avvocati Silvia Salvato e Andrea Pongiluppi non ci credono. Di certo, però, si sono riaccesi i riflettori per l’altro giallo di cui è stato protagonista Zenatti. Il contadino veronese era finito in cella e ci era rimasto tre anni con l’accusa di aver ammazzato brutalmente due prostitute che frequentava a Verona. La brasiliana Luciana Lino Da Jesus , trovata strangolata nel proprio letto, e la colombiana Yolanda Garcia Holguin , sparita da un giorno all’altro senza lasciare tracce. Nessuno l’ha più trovata. I delitti erano avvenuti tra il 2003 e il 2004.

Entrambe le vittime conoscevano bene Zenatti. La polizia veronese lo incastra per i tabulati e molte altre testimonianze . Il pm di allora, lo stesso Fabrizio Celenza che se lo è ritrovato davanti dopo l’omicidio mantovano, in primo grado chiede 30 anni e ne ottiene 18 per il rito abbreviato . In appello però la sentenza viene ribaltata e la Cassazione conferma l’assoluzione in via definitiva. Zenatti torna a Malavicina. La moglie e i due figli lo perdonano, in zona lo conoscono perché porta frutta e verdura a domicilio, fa il volontario della Protezione civile. Una vita rispettabile. Poi un’altra accusa. "Qui non si giudica il passato di Zenatti" taglia corto la sua legale Silvia Salvato . E ha tutte le ragioni. Però a Verona l’avvocato Enrico Bastianello , che rappresenta la famiglia di una delle ragazze uccise ha presentato istanza per la riapertura delle indagini. E tornano alla mente le parole di Marco Odorisio , all’epoca capo della Mobile a Verona: dell’assoluzione di Zenatti disse "di lui sentiremo ancora parlare" . Profezia che si è realizzata

 

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