La vittima e la palazzina dove è avvenuto il delitto
La vittima e la palazzina dove è avvenuto il delitto

Tavazzano (Lodi), 13 agosto 2019 - Quando ha sentito il cugino dire «a me di lei non interessa niente, la voglio solo portare a letto», non ha capito più nulla e ha sparato. Così sarebbe andata. Questo ha raccontato al pm di Milano Andrea Fraioli, Sebastian Ganci, la guardia giurata di 40 anni arrestata per l’omicidio del cugino ventinovenne Amato Dipaola, nella sua abitazione in una palazzina ex Aler a Tavazzano, nel Lodigiano. Ad armare la mano di Sebastian, la gelosia per una ragazza romena di 17 anni. La procura di Lodi, che ha chiesto l’autopsia, è al lavoro per capire il ruolo della minorenne, unica testimone dell’efferato delitto, ma non solo. Perché la ragazza, almeno secondo le testimonianze dei vicini di casa, non sarebbe stata l’unica donna a frequentare negli ultimi mesi la guardia giurata. Quello che è certo è che è stata la gelosia ad armare la mano di Ganci. Al pm, la guardia giurata ha spiegato che tra lui e la ragazza, di cui si era invaghito e che era sua ospite a casa, c’era un’amicizia speciale.

Amicizia che sperava si trasformasse in una relazione stabile e che il cugino, da poco venuto a trovarlo da Cerignola (Foggia), stava rovinando. La vittima qualche ora prima del delitto lo avrebbe provocato dicendo «me la porto via». Intanto oggi per Ganci è previsto l’interrogatorio di garanzia in carcere a San Vittore. Al gip Alessandra Clemente dovrà spiegare più nel dettaglio il rapporto che aveva con la minorenne. «Ganci ha confessato subito – spiega l’avvocato Eliana Zecca del foro di Milano –. Ha litigato con il cugino, poi ha raccontato di aver perso la testa e di aver colpito il parente con cinque colpi di pistola in preda a un raptus. Ha risposto a tutto tranne alla posizione della diciassettenne. Vediamo se oggi il mio assistito vorrà spiegare più nel dettaglio che tipo di relazione ci fosse tra lui e la minorenne».