L’oste Mario Cattaneo ai fornelli pochi giorni dopo il drammatico episodio
L’oste Mario Cattaneo ai fornelli pochi giorni dopo il drammatico episodio

Casaletto Lodigiano (Lodi), 24 gennaio 2020 - La sentenza di primo grado potrebbe arrivare già oggi. Il caso di Mario Cattaneo, il titolare dell’osteria dei Amis di Gugnano, frazione di Casaletto Lodigiano, 69 anni, a processo a Lodi per eccesso colposo di legittima difesa per avere ucciso con un colpo di fucile uno dei ladri che nella notte del 10 marzo 2017 si era introdotto nella sua proprietà per derubarlo, è alle battute finali. All’udienza che partirà oggi alle 10 il giudice Francesca Lisciandra chiuderà l’istruttoria e chiederà alle parti di passare alle conclusioni con le eventuali richieste di pena da parte della procura di Lodi e le arringhe dei difensori Ennio Ercoli e Vincenzo Stochino.

Vicini a Cattaneo durante questo momento decisivo oggi in tribunale a Lodi ci saranno gli iscritti all’Unavi, Unione Nazionale Vittime, e probabilmente anche l’assessore regionale Riccardo De Corato. Il processo all’oste si era aperto il 26 settembre 2018 con la costituzione delle parti. Dall’inizio la procura di Lodi contesta a Cattaneo di non aver detto subito tutta la verità sui fatti accaduti la notte del 10 marzo 2017 tra le 3.40 (quando sarebbe partito il colpo di fucile) e le 5.55 (quando era stato scoperto il cadavere del 32enne Petre Ungureanu vicino al cimitero di Gugnano). La famiglia Cattaneo aveva denunciato ai carabinieri di Lodi alle 3.48 di aver subito un furto, senza accennare al colpo di fucile (l’arma era stata anche riposta nell’armadio). I militari erano arrivati poco prima delle 4. Dentro l’orticello del cortile i carabinieri avevano trovato un cappellino di uno dei ladri, l’intera refurtiva (stecche di sigarette e 60 euro) e si erano accorti anche dell’evidente ematoma sull’avambraccio dell’oste. Per questo avevano chiamato l’ambulanza che aveva portato in ospedale a Lodi l’oste.

Nel frattempo, alle 4.45, un’ora dopo la tragedia, i carabinieri sul posto erano stati informati dalla centrale di una telefonata anonima (che la procura attribuisce alla banda criminale) registrata dal 118 che segnalava un ferito grave non lontano dell’osteria. Così gli inquirenti avevano chiesto al figlio di Mario, Gianluca Cattaneo, se fosse successo qualcosa di più rispetto al furto. Gianluca, che col padre era sceso dalla sua casa per affrontare i malviventi, aveva tirato fuori dalla tasca del giubbotto il bossolo del fucile da caccia del padre che aveva raccolto nel cortile. Dalla parte dell’oste Cattaneo c’è la maxi perizia, realizzata da Luciano Garofano (ex capo dei Ris di Parma) e Martino Farneti, presentata in aula il 13 dicembre scorso, che con una ricostruzione in 3D dello sparo hanno sostenuto l’accidentalità del colpo.