Lo chef Andrea Zamperoni (Instagram)
Lo chef Andrea Zamperoni (Instagram)

Casalpusterlengo (Lodi), 27 agosto 2019 - Svolta nelle indagini sulla morte di Andrea Zamperoni, lo chef di Zorlesco trovato morto la scorsa settimana a New York, a poche strade dall’appartamento nel Queens in cui viveva. Nella serata di ieri, nel pomeriggio statunitense, una donna, Angelina Barini, le cui generalità lasciano trasparire discendenze italiane, è stata arrestata. La 41enne sarebbe accusata di aver venduto a tre uomini, tra cui appunto Zamperoni, droga contenente Fentanyl, un potente oppiaceo che non ha lasciato scampo al 33enne di Casale. Dalle prime informazioni trapelate dai media statunitensi, la donna sarebbe la stessa che, all’arrivo della polizia al Kamway Lodge il 21 agosto, a seguito di una chiamata anonima dopo le segnalazioni avvenute nelle ore precedenti, ha aperto la porta della camera dell’ostello in lacrime e priva di vestiti. Barini era stata interrogata e rilasciata nei giorni scorsi.

Nel pomeriggio americano di ieri invece la svolta: legate e a carico della donna, una prostituta, ci sarebbero altre due vittime oltre a Zamperoni decedute nel mese di luglio: il primo è stato trovato il 4 luglio in un hotel ad Astoria, mentre il secondo, l’11 luglio, in un hotel di Woodside. In entrambi i casi la morte è la medesima: per abuso di alcol, metanfetamine, cocaina e fentanyl, mentre nel secondo episodio, come ha rivelato l’autopsia, per intossicazione sempre legata all’oppiaceo. Indizi che porterebbero gli investigatori a sospettare un possibile disegno criminale: narcotizzare i clienti e poi derubarli. Da quanto iniziato a trapelare ieri sera intorno alle 20, le telecamere del Kamway Lodge avrebbero ripreso alle 4.58 del 18 agosto Barini insieme ad un uomo mentre entrava nell’ostello: le immagini sembrano confermare l’identità di Zamperoni che per l’ultima volta era stato visto uscire dalla propria abitazione dal coinquilino intorno alle 2.30 mentre saliva su un Uber.

Inizialmente la 41enne ha negato di conoscere lo chef lodigiano di «Cipriani Dolci», ma poi avrebbe ammesso di avergli venduto droga, cercando poi di coprire la morte del 33enne. Secondo i primi accertamenti, il lodigiano sarebbe morto domenica 18 agosto, il giorno dopo la scomparsa. Se l’ipotesi venisse confermata, il cadavere sarebbe rimasto per tre giorni nella stanza avvolto in un lenzuolo, dove sono stati rinvenuti anche gli oggetti personali dell’uomo e, come riporta la NBC, oggetti per mascherare la morte dell’uomo facendone sparire il corpo.